Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <668>
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668 Umberto Beseghi
autorevole parola ce ne richiami. E a testimonio di quella paterna fiducia che in noi serbate, siateci interpreti di questi solidi e liberi sentimenti presso quel Grande, presso quel Santo che nella dignità di un imperturbabile cuore solennemente c'insegna, come l'augusto nostro carattere puro e integro si serbi, non ad avversare non a distruggere la libertà, ma si a signoreggiarla a santificarla e renderla salda fortunata, gloriosa.
Su questo progetto di dichiarazione, il cardinale Oppizzoni iniziò la consultazione del clero bolognese. In un foglietto di annotazioni di -pugno dell'arcivescovo, sono indicate le diverse missive ai sacerdoti interpellati. E interessante la prima (13 maggio 1848) diretta ai canonici Pietro Cavalieri e Antonio Tassoni della Metropolitana, in quanto in essa si esprime il vivo desiderio di avere la concordia sulla forinola di dichiarazione.
Il Sig. Can, Cavalieri si unisca Col Can. Tassoni perchè sul presente (da ritornare) espongano le loro riflessioni che saranno segrete presso di me. Amerei che non si par­lasse di alcuno del Clero come non aderente, o quasi contrario nel periodo che se qualcuno per l'infelice memoria etc.
Non vi fu azione esterna di Ecclesiastico che siasi mostrato pubblicamente avverso al novèllo ordine di cose né colla parola né eolio scritto.
Successivamente il manoscritto del Golfieri passa (15 maggio) al decano di San Sigismondo, don Gaetano Mareggiani, e al priore della Maddalena, don Giuseppe Monari, il 16, in missive distinte, al par­roco di Santa Caterina in Saragozza, don Serafino Giorgi, perchè si concerti col prof. Ratta e qualche Parroco, di sua confidenza, e, finalmente, nello stesso giorno a tre dei più colti prelati dèlia Dio­cesi, monsignor Magnani, rettore del Seminario, monsignor Lucchesini e monsignor Trombetti, professori, come lo era anche il Magnani, della pontificia Università.
I canonici Cavalieri e Tassoni, fecero poche osservazioni, princi­palmente di forma. Misero in rilievo la necessità di togliere l'espressione: verso una causa a cui non si può contrastare senza vergogna , con­tenuta nella prima proposizione del Golfieri, e proposero che l'eccezione che se pur qualcuno, fosse sostituita con le parole né vi sarà alcuno, accettando, quindi, il pensiero del cardinale di esprimere nella dichia­razione la concordia unanime del clero. Su questi due punti espressero la stessa opinione i parroci di San Sigismondo e della Maddalena. Aggiunta qualche altra osservazione, intesa soprattutto a dare alla frase di protesta contro i calunniatori del clero (paragrafo 8) più chiarezza, esponendola con santo fuoco e diremo quasi con indigna­zione, convenivano nel resto, affermando che se il principio reli­gioso li muove a protestare, non resti inutile il politico, che nei tempi