Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <669>
immagine non disponibile

L'Episcopato bolognese e gli avvenimenti del 1848 e 1849 669
attuali può a quello mirabilmente giovare. I due parroci concludevano la loro breve relazione con questa interessante dichiarazione:
Solo ci pesa che in alcuni pocbi sia fermo nel cuore che torni affatto inopportuna questa protesta, amando meglio si dicesse alcun che indirettamente in qualche Notifi­cazione da spiegare al popolo da suoi Parrochi. Emo Padre lasciate che il 'diciam fran­camente, no; le vie indirette, eccettuati pochi casi, sono proprie di chi vilmente si spaventa, od a causa perduta: di più così si lascerebbe la spiegazione all'arbitrio, e significherebbe divisione, là dove si vuol cercare unità.
Pochi giorni dopo, entrambi, cambiavano parere, firmando il noto invito al cardinale di pubblicare una notificazione in difesa del clero.
Il parroco di Santa Caterina in Saragozza, don Serafino Giorgi, raccolti intorno a sé don Antonio Mazzoni, parroco di San Procolo, don Carlo Biavati, parroco di San Paolo, don Agostino Ricci, parroco <li S. M. della Carità e monsignor Gaetano Ratta, professore di teologia morale, *) in una breve lettera, compilata da don Mazzoni, conven­gono volentieri nella massima di protestare e sollecitamente, ma si bramerebbe, che ciò si esprimesse in modo più. chiaro, più pieno di sentire religioso. In quanto alla questione politica, si affermava, che il pensiero del clero doveva essere precisamente conforme a quanto il Santo Padre ha dichiarato nell'allocuzione del 29 aprile e successivo motu proprio. Non avendo pertanto il detto indirizzo le qualità sopra­dette siamo di subordinato parere, che dovesse in varie parti rifondersi.
Singolari sono, necessariamente, le modifiche proposte. Cosi l'affer­mazione che il clero pigliava parte all'universale commovimento dovuto a una causa a cui non si può constatare senza vergogna, dovrebbe essere corretta, in quanto
in doppio senso si possono intendere le anzidette parole, cioè in quanto al fine, ed in quanto ai mezzi* In quanto al fine, che è la Nazionalità, conveniamo, in quanto ai mezzi non conveniamo perchè non sono conformi all'Allocuzione suddetta.
Quindi il principio di nazionalità si riduce a vuota affermazione retorica, senza poter essere tradotta in realtà. Proponevamo inoltre
i) Monsignor Gaetano Ratta fu uno dei più attivi esponenti del clero bolognese refrattario all'unità d'Italia. Nel 1860 era provicario del cardinale Viale Prelà, allora arcivescovo, e interdisse le cerimonie religiose che avrebbero dovuto accompagnare la celebrazione dello Statuto, in quel tempo fissata per la seconda domenica di maggio, che per la prima volta si teneva a Bologna. Allo scopo furono diramate istruzioni ai parroci. Quasi tutti ubbidirono, salvo qualcuno che fece poi ammenda. Luigi Farmi, allora dittatore dell'Emilia, ordinò la denuncia e l'arresto del cardinale e del Ratta. Il Viale Prelà, quando giunsero gli agenti, era in agonia (morì il giorno dopo); il Batta fu invece tradotto in carcere, e il 4 luglio 1860 condannato dal tribunale di Bologna a 3 anni di carcere e a lire 2000 di multa.