Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <672>
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672 Umberto Beseghi
conservare la purità della dottrina della Chiesa e richiamare il popolo ad ascoltare dalla voce dei propri Pastori la santa parola di G. C
5 Questa parola divina usata dalla voce del Pastore conforterebbe il popolo, richiamerebbe gli sviati, porgerebbe materia al Clero di più nobile difesa, dacché non sarebbero gli offesi che prenderebbero difesa, ma quelli la cui autorità fu altamente sostenuta dai balestrati.
4 Neppure vorrebbe lo scrivente che direttamente si toccassero i confratelli. Predicatori (vaie a dire Bassi e Gavazzi). Si vuol sana la Greggia. A questo solo si diriggano parole di salutare pascolo. Iddio compirà l'opera.

I VI. ?
MONSIGNOR GAETANO GOLFIERI I
Fu questa la pietra tombale posta sul progetto di monsignor Gae­tano Golfieri. A ben leggere le riflessioni dei prelati consultati, si scorgono non poche ironie dirette contro l'autore. Se, come è più presumibile, il cardinale Oppizzoni diede incarico al popolare poeta bolognese di redigere l'abbozzo della dichiarazione, ciò non fu senza riflessione. Ritenne, cioè, che il Golfieri fosse, in quel momento, il più idoneo a conciliare le varie tendenze, per la sua particolare posizione nel­l'ambiente clericale e cittadino, e pel suo spirito indipendente di poeta. Egli era l'autore del noto inno a Pio IX:
Su fratelli, letizia si canti Alla gloria novella di Pio, Che della santa favella di Dio lfiamxnossi nel santo pensier,...
scritto in un negozio di libraio, musicato da Gioacchino Rossini con motivi tolti dalla Donna del lago, e diventato, dopo una memoranda esecuzione in piazza San Petronio, popolare ovunque. Ciò che è difficile-spiegarsi è come il Golfieri si adattasse a simile ingrata fatica. Ma solito a non dire mai di no, anche quando gli sottoponevano le più equilibri-etiche e astruse prove poetiche per accademie, nozze, lauree e guarigioni, non seppe rifiutarsi a chi gli chiedeva, forse nell'ansia di uscire da un imbarazzante silenzio, questo sacrificio.
Il Golfieri era allora canonico in San Petronio, dottore teologico e membro del collegio filologico, ma la sua notorietà gli veniva dall'essere una tipica e vivace figura di quella così detta poesia indigena, allora tanto in voga, e che indusse il suo lucido ingegno a prodursi in una frammentaria e non durevole produzione di sonetti d'ogni genere e per