Rassegna storica del Risorgimento
BASSI UGO
anno
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1941
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pagina
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673
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L'Episcopato bolognese e gli avvenimenti del 1848 e 1849 673
ogni occasione. Era il più celebre dei sonettisti alla mano, ma anche il migliore, perchè in luì l'artista non veniva mai meno, anche quando si sottoponeva alla bizzarria delle più strane rime obbligate.
Caratteristica era anche la sua figura magra, con una lunga zazzera disordinata, su una testa intelligente e dal profilo arguto. A chi gli diceva di assomigliare a Voltaire, rispondeva che il suo viso ricordava piuttosto quello di Giovanni Maria Vianney,'il santo curato di Ars, e diceva ciò come se facesse schioccare uno dei suoi tanti epigrammi.
Nel 1846 aveva inneggiato a Pio IX; nel 1848, con altri prelati, fra i quali l'abate Antonio Garelli (altro poeta ed epigrafista bolognese, cappellano della legione Biguarnì, sospettato a torto di essere mazziniano, e poi fra i pochi sacerdoti della città aderenti, dopo il 1859, al regno d'Italia) e con don Giuseppe Bedetti, il prete dei poveri, venerato come santo, fu nel comitato per la raccolta delle offerte ai banchi nazionali.
Tutte queste circostanze dovettero avere un certo peso, per essere scelto a redigere la dichiarazione. Quando naufragò, egli si illuse ancora di aver trovato una soluzione soddisfacente.
Laus Deo! esclamava in un suo biglietto frettoloso al cardinale. Mi pare di aver trovato di toccare il necessario senza pericolo seppur lontano di offendere le nostre ragionevoli convenienze. Stasera sarò ad ossequiarla.
Intanto procurerò di comunicare anche agli altri le mutazioni per avere il loro parere...
Ma era più. facile cucire insieme in un fresco sonetto quattordici disperatissime rime offerte alla sua facile musa, che conciliare il pensiero dei confratelli. Della nuova versione di protesta non esiste traccia : rimase nelle capaci tasche, archivio alla mano delle più strane cose, di monsignor Golfieri ? E perchè no ? Forse si è consolato dell'amarezza di questo mancato successo politico, con un epigramma!
E poiché ci siamo soffermati sul Golfieri, aggiungiamo che a Bologna, oltre al suo ufficio ecclesiastico, ne occupò in seguito, altri culturali. Nel 1858 fu nominato professore di letteratura (eloquenza profana) alla pontificia università, carica che tenne fino al 1861. Non avendo aderito alle cerimonie per lo Statuto, e non avendo prestato giuramento, fu destituito, e la sua carica affidata a Giosuè Carducci. Così il poeta dell'inno a Pio IX e il redattore della dichiarazione liberaleggiante del clero bolognese, fini per diventare, insieme ad altri prelati della sua città, uno degli avversari dell'unità d'Italia. Le conseguenze furono assai gravi per lui. Sospettato autore di un verso oltraggiarne la bandiera, 0 meretrice tricolor bandiera, forse non suo, e di mene
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