Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1941>   pagina <676>
immagine non disponibile

676 Umberto Beseghi
conrete, figliuoli dilettissimi, a queste fogne d'errore e iniquictà: bevete alle pare fonti soltanto della vera sapienza; né corrompete gli animi vostri d'infernal veleno. Abbiano i tristi poi que* superni lumi dal Cielo, che rischiarin le tenebre della lor mente, e que* possenti njuti, che raddrizzano le male vie del loro cuore.
L'altre proposizioni poi, che cospirano a mettere in diffidenza il Clero presso di voi, sono così false, e ingiuste da vergognarsene quelli medesimi, che le scagliano. Si vorrebbe far credere, che il Clero nell'abbondanza de' lumi, che si parano innanzi agli occhi d'ognuno amass'egli vivere invece nelle tenebre: che nel progredire quotidiano della civiltà esso volesse indietreggiare: che negli studiati miglioramenti de' governi vi travedesse egli sempre dell'ingiusto, e irreligioso. onde traggono costoro suffi­cienti ragioni da così affermare? e su quale si stabile fondamento poggiano le loro accuse? Per verità se v'ha chi possa e debba a fondo conoscere e giudicare il nostro clero, noi solamente, e al certo più che altri noi, siamo in grado di farlo, che nel lungo nostro Epi­scopato Io conosciamo fin dal suo nascere; ed è perciò che innanzi a Dio giuriamo, ch'egli non pensa, ed opera in guisa sì sragionevole.- Quando i lumi umani non s'appongano a quelli del Vangelo: quando il progresso civile miri a perfezionare l'opere ad esso analo­ghe; quando a vere migliori forme conducasi la società, egli è primo il Clero, e lo fu sempre, non ha dubbio a far buon viso a' ritrovamenti di tal natura, e per tutti que' modi, che stanno a lui raccomandarli anche al popolo. Sa ben egli che la Religione non s'appone al perfezionamento e per ispirito di suo privato partito non dee togliere la. bella gloria, di che va adorna, di saper ella potentemente annunciarci ad ogni maniera di lodevoli ritrovamenti. All'appoggio di questi principi no' vedemmo, la Dio mercè, il nostro Clero mantenersi sempre in istima di dottrina, e probità sotto qualsiasi Governo, in che si resse negli andati anni questa città; e vedemmo per opera di lui crescere e fiorire le spirituali Congregazioni, istituire le scuole notturne, aumentarsi gli orfanotrofi, prepararsi al pubblico bene istruiti artieri, e zitelle oneste e industriose, oltre poi al non mancare giammai a tutti gli altri più laboriosi impegni, a cui lo vuole inteso il dovere della religiosa condizione. E in questi giorni medesimi voi lo vedeste prestarsi con gene­rosi spropri negli attuali bisogni dello Stato, né rimanersi pago di compier egli soltanto i doveri di cittadino, ma col peso della propria autorità dar opera, perchè non vi man­cassero nemmeno gli altri. E fu a meravigliare come riuscissero cosi copiose per numero, e quantità le offerte, che furono raccolte, massime riguardando la povertà della più parte dei popolani di questa Diocesi nostra. *) Ond'è pertanto che vogliasi presente* mente mettere questo Clero in disistima, e disonore presso di voi, a cui vantaggio fu, ed è interamente sacrificato? Lo si vorrà forse accusare, se talora incontra di interloquire egli pure in materia di politica, se promuova suoi dubbi, se manifesta sue private opi­nioni? Qual fondamento, per tutto questo, d'accusa, ove lo faccia con sommessionc d'animo al retto, ed all'onesto, e giusta i suggerimenti della più cauta moderazione? Menando egli la vita in società può senza taccia di gretto, e d'inurbano starsene in silenzio ? Credete a noi, figlinoli dilettissimi, non ha sin qui demeritato il Clero la vostra confidenza, né si e mostrato meritevole di condanna alcuna, e se taluno sgraziatamente fosse mai per mancare appresso, noi stessi i primi lo richiameremmo al dovere, noi, che
*) È opportuno, soltanto per chiarire, richiamarci a quanto esponemmo circa la partecipazione del clero cittadino alle offerte per la patria, durante la predicazione del Bassi e del Gavazzi. Le offerte, non solo furono scarse, ma non mancarono critiche per la costrizione morale che i due barnabiti e i giornali bolognesi compivano (specialmente il giornale II Povero), per far breccia nella tirchieria dei più facoltosi.