Rassegna storica del Risorgimento

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anno <1941>   pagina <682>
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Giuseppe Mori
di Lombardia di N. Bazzetta,1) che scarsamente vi dimorarono: Carlo Luigi e Gian Paolo vissero quasi sempre a Genova, Anton Gioseffo e Carlo Castone per molti anni a Parma (e il secondo anche a Napoli) al servizio di quella Corte. La casa fu perciò di solito affittata. Negli ultimi tempi vi furono inquilini il conte Giambattista Bolza, che vi abitò con splendidezza anche eccessiva, finché (si dice costretto) si trasferì a Loveno presso Menaggio, culla della sua famiglia, e il cavalier Don Giuseppe Pelle grino, regio intendente politico della città e provincia di Como.
Al conte Bolza nacque in questa casa (dalla moglie Lodovica Bossi) il 19 febbraio 1785, il figlio Luigi, che doveva rendersi tristemente famoso.
E lui infatti quel commissario di polizia, che, col Torresani e lo Zaiotti, fu strumento essenziale dell'Austria nella lotta contro i patriotti; e, dotato di sagacia e abilità grandissime, di coraggio e fermezza incrol­labili, parve impersonare con le sottili investigazioni, gli arresti ful­minei e gl'implacabili interrogatori, il tipo più feroce e più odioso del poliziotto. E lui l'esecutore e il responsabile degli arresti di un An-dryane, di un Confalo ni eri, di un Rosales, di Cesare Cantù, di Giorgio Pallavicino; lui l'atroce inquisitore del prete e poeta Tomaso Bianchi... Eppure una scusante gli si può riconoscere: quella di aver operato con la convinzione che il popolo appartenesse al sovrano e che fosse delitto ribellarsi al governo, onde finiva per considerare il suo mestiere come un dovere e quasi una missione. Del resto, non di tutte le colpe che gli si attribuiscono egli fu reo, né sempre ebbe l'animo di ferro e ostile verso i patriotti: a più d'uno favori la fuga ed evitò lo Spielberg. E quando a Venezia nel 1821 accomiatandosi da Silvio Pellico, che egli aveva condotto da Milano per consegnarlo a quelle carceri, lo abbracciò inte­nerito, ben si può credere che non lo movesse una farisaica volontà.
Questóoice il Bazzotta e la critica storica recente é d'accordo. Luigi Bolza vide dunque in questo tempio della fede garibaldina la luce del giorno; la storia nell'avvicendamento dei fatti,permette oggi a noi di scor­gere i suoi reconditi fini; chi avrebbe detto alle mura che udirono i vagiti del Bolza che un giorno avrebbero ospitato l'Eroe sicuro e vittorioso?
Lo storico Rovelli, citato dal Volpati, ci dà poi anche al riguardo della famiglia Olginati, ormai venuta ad abitare in via S. Sisto, notizie interessanti. Nei secolo XVII Alessandro Olginati è noto giureconsulto .insigne, e per le sue doti tratta affari per il Governo spagnolo. Del resto la nobiltà di questa famiglia risale parecchio nel tempo. Nella Storia genea­logica delle famiglie nobili comasche, antiche e moderne or esistenti JL773
l) Como, 1919, pp. 199-236.