Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
anno <1941>   pagina <719>
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Vavvento al trono di Carlo Alberto, ecc. 719
In agosto accolse il voto degli nomini assennati della formazione di un consesso di personaggi eminenti per dottrina e per esperienza di pubblici -affici a cui venisse dato il carico di preparare accuratamente le leggi prima che queste fossero sotto­poste allo esame e all'approvazione del Re. I ricordi del passato raccomandavano particolarmente questa istituzione, della quale un germe avevasi negli antichi ordini dei Principi di Savoia. E lo Sclopis, citando le parole del Gambini 0 afferma che vi fu già in Piemonte un Consiglio di Sfato, che restò insensibilmente abolito per desue-tudine questo già antico consiglio è stato ordinato da Re Vittorio Amedeo II con sua Provvidenza del 17 febbraio 1717 e fu poi ristabilito da Re Carlo Emanuele IV, con patenti 4 giugno 1797, benché non pubblicate, siccome non esigenti per sé pubbli" canone alcuna.
E prima che Carlo Alberto salisse al Trono uno dei personaggi che più. erano in credito presso di lui (credesi sia stato il conte Alessandro Saluzzo) distese per istruzione del Principe una dotta Memoria storica col titolo: Observations sur le Conseil d'Etat et sur les Communes sous le règne d'Emanuel Philibert.-)
Cosi che l'editto del 28 agosto si affermò la sua volontà e la sua responsabilità di legislatore.3) Egli volle anzitutto che un titolo preliminare, raccogliendo vari, prin­cipi di legislazione e d'interpretazione formasse come un proemio all'intero com­plesso dei vari codici o in modo assai più. esteso che non sia quello del Codice Civile Francese.
1) CAMBINI, Piemonte e le sue leggi.
2) F. SCLOPIS, op. ciu, p. 271 (nota).
') A proposto di questo Editto, Domenico Ferrerò, imposta una breve polemica* che riporto a titolo di curiosità, poiché non sono riuscito a trovare il documento del Berti e la risposta di Nicomede Bianchi.
DOMENICO PEBREBO, nel suo libro (Gli ultimi Sovrani di Savoia del ramo primo­genito e il Principe Carlo Alberto di Carignano, Torino, 1889, p. 380), cita NICOMEDE BIANCHI prima che Carlo Alberto lasciasse Parigi, per rientrare in Piemonte, fa chiamato dal Marchese Carlo Emanuele Alfieri, Ambasciatore di C. Felice presso Luigi XVili, a sottoscrivere una dichiarazione, colla quale egli s'obbligasse ad isti­tuire appena salito al trono, un Consìglio di Stato di cui farebbero parte taluni vescovi ed arcivescovi e tutto l'ordine dell'Annunziata, affine di tutelare, e mante­nere le forme organiche della Monarchia quali le avrebbe trovate alla morte del suo predecessore e nota a p. 382: la dichiarazione sottoscritta a Parigi da C. A., venne da Bianchi allegata sulla testimonianza dell'Onorevole Domenico Berti da lui citata (Curiosità e Ricerche, voi. Y, p. 322). Sarebbe però desiderabile che il Berti, il quale lo mise primo ifT>"M in modo esso pure generico, recasse il documento compro­vante la reale esistenza della detta dichiarazione imponente l'obbligo a C. A. di isti­tuire un Consiglio di Stato, il quale fra non poche altre, involverebbe anche questa incongruenza, di rappresentarci Carlo Felice come esigente per prima essenziale condi­zione del suo Successore al Trono, una riforma che da più anni addietro era stata posta a base del programma del partito liberale piemontese; sulle cui peste non faceva certo professione di camminare Carlo Felice. E questo un punto rilevante della nostra storia che merita di venire approfondito e chiarito dall'egregio scrittore che lo ha sollevato.
L'asserzione del Bianchì cosi inverosimile, come sembra al Penero?
Forse no, se si considera che Carlo Alberto ha realizzato questo Consiglio di Stato solo pochissimi mesi dopo la sua ascesa al Trono, e che una decisione di cosi grave importanza doveva invece essere stata studiata e maturata da molto tempo, come dimostra la nota dello Sclopis, da me citata.
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