Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
anno
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1941
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pagina
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722
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-2 Libri e periodici
dell* Università avvennero senza vere scosse, altrettanto tranquillo fu il trapasso per le persone. A Bologna non vi è nulla di simile alla radicale epurazione fatta dal. De Sanctis a Napoli nell'ottobre del 1860, che, allontanando in blocco 34 professori, voleva coraggiosamente rinnovare lo spirito dell* Università infetta di mentalità borbonica, e potenziare al massimo la funzione educatrice e scientifica col chiamare a coprire le cattedre nomini nuovi e valenti, molti dei quali nella dura vita dell'esilio, subito per la loro azione patriottica, avevano avuto contatti vivi e diretti col più moderno pensiero scientifico europeo. A Bologna queste misure radicali non erano necessarie perchè F Università non si era mai asservita a fini reazionaria: la lontananza da Roma, la tradizione bolognese di insofferenza del Governo papale, i ricordi dell'età napoleonica, del 183132, del '48'49 avevano mantenuto in città un vivace spirito nazionale che trovava il suo alimento migliore nell'università, nei giovani generosi e in buona parte dei professori. A tale proposito il Simeoni rettifica ciò che lo Jacini afferma nel suo recente volume su La politica ecclesiastica italiana da Vilìafranca a Porta Pia, che cioè ben 35 professori dell' Università di Bologna sarebbero stati destituiti non avendo voluto prestare giuramento: in verità solo 3 professori furono, non destituiti, ma collocati a riposo, mentre altri 28 (e non 32), che subirono la stessa sorte, non erano professori, ma collegiata, assistenti e impiegati.
L'Università di Bologna trovò il suo assetto definitivo col regolamento del 14 settembre 1862: dove è notevole l'arricchimento di cattedre e l'ammodernamento nel piano degli studi che ebbe a subire la rinnovata Facoltà di Filosofia e Filologia: vero è però che molte disposizioni non furono poi applicate, ed altre lo furono solo lentamente.
Abbiamo dovuto limitare queste note sull'opera del Simeoni, che meriterebbe tuttavia più largo commento: è opera ricchissima di notizie, notevole per la preparazione specifica e per il senso critico dell'Autore, lodevole anche per il modo nel quale è armonicamente divisa la materia. 11 Simeoni, dell'Università bolognese studia non solo gli ordinamenti giuridici, ma anche l'organizzazione scientìfica degli studi, il numero e le tradizioni degli studenti, e ricorda sempre ipiù celebri insegnanti di ogni disciplina; tutte queste indagini vengono dal Simeoni compiute con l'ausilio di innumeri documenti, da lui diligentemente studiati ed in parte riprodotti nel volume, ove incontriamo spesso anche tabelle statistiche sul numero degli studenti, elenchi di professori, specchi di materie insegnate e di libri di testo adottati. H volume è anche di piacevolissima lettura, per lo stile piano e disinvolto, per gli aneddoti e le notizie varie che vi s'incontrano, ed infine per il grande interesse scientifico che presenta un argomento cosi importante com'è quello della storia di un' Università quale fu ed è l'Università di Bologna. jr pA0Il0 ROMANO
GIOVANNI DE CAESABIS, La rivolta di Penne nel 1837; Pescara,' Arte della Stampa, 1940-XvHl, pp. 257. L. 22.
H 1837 è famoso nella storia del Regno di Napoli per la reazione borbonica ai moti liberali, tra i quali vanno notati quelli di Padula, di Avellino, di Messina, di Siracusa, di Catania. Ma nessuno fu, forse/cosi vasto ed ebbe tante vittime come la rivolta di Penne, le cui vicende Giovanni De Caesaris ricostruisce nei più minuti particolari in questo ampio volume seriamente documentato.
Città sempre fedele al trono aveva l'Intendente di Teramo chiamato Penne nel 1831. Eppure la sua storia non mostra l'attaccamento di cui faceva cenno la prima autorità politica della provincia. Nel 1799 essa accettò, come tante altre città abruzzesi, il nuovo regime repubblicano, senza alcuna opposizione; e si ebbero anche a Penne la Municipalità e la Guardia repubblicana. Nel 1814 era stata, con città Sant'Angelo, Castiglione M. Raimondo e Penna Sant'Andrea, teatro della sollevazione abruzzese: il movimento fu invero contro Murat e a favore di Ferdinando di Borbone, ma intese a conseguire la costituzione di cui già godeva la Sicilia e che solo tardi concesse il