Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
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1941
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pagina
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723
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Libri e periodici 723
Sovrano, costrettovi dai nuovi casi d'Italia e d'Europa. Nel 1820 i Carbonari di Penne trepidarono anch'essi nelle speranze di libertà che si erano ridestate in quasi tutta la penisola: accolsero quindi Guglielmo Pepe con ì più grandi onori e i De Caesaris ebbero cura di riunire e di armare il battaglione dei legionari del distretto.
L'insurrezione del 1837 scoppiò approfittando di un pretesto, utile per aumentare l'avversione contro il Governo, dovuta in parte anche alle tristi condizioni economiche, e per accrescere il malcontento.
Il cholera morbus che, dopo aver afflitto quasi tutta l'Europa, mieteva anche qua e là in Italia vittime umane, nel luglio infierì grandemente nella Sicilia e a Napoli. Corse voce che le morti dipendessero dal Governo che faceva avvelenare l'acqua, il sale, il tabacco: alcuni popolani ricusavano le medicine prescritte dai medici e si lasciavano piuttosto morire che prenderle; ne si accostavano agli altari perchè sin le ostie sacre erano ritenute infette.
A Penne nessuno era morto di colera; ma 1*11 luglio avvenne un fatto straordinario che commosse la popolazione. Poco lungi dalla città, a Tifonte, furono nella mattina trovate molte ostie rotonde, di color rosso, verde, giallo, che si usavano per chiudere le lettere. Che meraviglia se il 16 successivo, giorno sacro alla Madonna del Carmine, i fedeli si confessarono ma non si accostavano per la comunione agli altari? Temevano che le particole fossero avvelenate. Ed ecco un altro fatto ancor più grave: la sera del 20 si rinveniva sulla strada ce una lettera enigmatica portata da Francesco Calvi giovanotto di pessimi costumi, ozioso a don Filippo Foglietta. Parve che con essa si desse notizia del veleno come di cosa rinvenuta: non restava che spargerlo e diffonderlo nella città per produrvi la morte. Il pubblico timore crebbe: come suole accadere in tali frangenti, ai diffusero le notizie più strane e più contradditorie. La città visse sotto un incubo. E, poiché la confusione d'idee giova a tenere gli animi sospesi e a fare di animi eccitati animi ribelli e violenti, parve ai patrioti che fosse giunto il momento di agire, benché gli amici di Teramo avessero dato consigli di prudente attesa. La sera del 23 luglio, durante la sacra funzione, mentre i gendarmi erano al di fuori, seduti poco discosti dalla sentinella avendo lasciato solo il Corpo di guardia, un gruppo di rivoltosi ai gettò come un fulmine sulla sentinella e la disarmò, altri entrarono nel Corpo di guardia, s'impossessarono delle carabine e obbligarono i gendarmi a fuggire.
Si avvicinò tosto una gran folla di popolo che usciva a mano a mano dalla chiesa: crebbe il tumulto. Intanto una parte di rivoltosi si recava al palazzo comunale e un'altra sotto le case dei nobili del luogo, i quali con grida e schiamazzi furono obbligati a uscir fuori e a recarsi tutti al Municipio. Come sembra, si erano ritirati presto quella sera perchè avevano fiutato o saputo qualche cosa di ciò che doveva accadere, e avrebbero , volato viversene in pace, scansando noie e pericoli. Neppure il vescovo fu risparmiato: per ben quattro volte gl'insorti si recarono armati a molestarlo, chiedendogli armi e facendogli una perquisizione; e vollero, nonostante i rifiuti, che mandasse nella casa comunale un arciprete e un arcidiacono. La città per tutta la notte fu illuminata: per Ordine Sovrano e con pubblico bando i cittadini avean dovuto porre lumi e ceri alle finestre, come in un giorno di festa. Nella cancellerìa si procedette alla formazione della Giunta costituzionale; e poiché era necessario che l'azione compiuta a Penne fosse nota e seguita fuori, dagli altri Comuni del distretto, si mandarono lettere, per mezzo di persona fidata, a Cervignano, a Penna Sant'Andrea, a Basoiano. La mattina seguente i rivoltosi risalirono nella casa comunale e obbligarono i cittadini ad essere in mezzo a loro giusta la qualità di elettori; e poiché il nuovo Governo non era ancora completo negli uffici, fa procedette alla elezione del segretario, del vice segretario e del cassiere. Inoltre la Commissione fissò i colori della bandiera e della coccarda (quelli stabiliti nel 1820), nominò il comandante della forza per uscire dal lenimento di Penne, fissò le prestazioni giornaliere alla Guardia nazionale e stabilì che le somme necessarie alle spese fossero prelevate dai fondi di tutti i rami riuniti e da qualunque altro fino alla somma di ducati 6000 da disporne con parziali mandati dalla Commissione stessa,