Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
anno <1941>   pagina <725>
immagine non disponibile

Libri e periodici 725
che rappresentavano, a suo avviso, l'elemento più ligio al regime della tirannia e dello spergiuro. A Corfù conobbe i fratelli Bandiera che, lasciate le navi austriache di cui avevano avuto il comando, si erano portati nell'isola per accorrere in aiuto della popò* lazione italiana. Tra lui e i Bandiera e Domenico Moro si accese subito un'amicizia sincera e affettuosa. Uomo di fine giudizio, li ammoni più volte che non si fidassero di Pietro Boccheciampe; per l'impresa a cui s'accingevano offerse di suo quattromila lire. Nel 1848 rientrò nel Regno in virtù dell'amnistia concessa dai Borboni; ma nel 1850 tu imprigionato per sospetti politici, e benché gli Intendenti lo esortassero a chie­dere la grazia sovrana che essi davano quasi per certa, preferì per dieci anni soffrire e far soffrire piuttosto che umiliarsi ad un Sovrano che non amava; e dalla prigione teramana continuò a confortare le sue povere vecchie e a dare al fratello Nicola, colpito da molte sventure, i consigli opportuni per il miglior andamento della casa e degli affari. Il suo nome incontaminato è degno di essere posto tra la schiera dei generosi, che, con la virtù del sacrificio e con la forza dell'esempio, aprirono la via al rinnovamento della Nazione. ,,
AURINO GlRAVEGNA
EMILIO FRANCESCHINI, La bandiera italiana e ìa sua stonai Milano, Casa editrice Mira-bello, 1940-XVm, pp. 177. L. 10.
H 7 gennaio del 1797 il Congresso cispadano convocato a Reggio Emilia procla­mava il Tricolore bandiera nazionale, soddisfacendo cosi una sentita aspirazione dei patriotti che, riunitisi a Milano nell'ottobre dell'anno precedente, ne avevano caldeg­giata l'adozione con tanto fervore da assicurarsi subito la benevolenza del Buonaparte.
Simbolo di unità d'intenti e di azione, lo stendardo italico corse con Napoleone per tutti i campi di battaglia segnalandosi in particolare nella spedizione di Russia e nella battaglia di Marengo. Gelosamente custodito nei giorni tristi del duro servaggio, riapparve più fulgido che mai nella sacra primavera della patria: termine agognato di tutti gli impulsi e di tutte le passioni, non solo arrise allora al cuore dei combattenti guidati dal Re sabaudo; ma fu spesso al centro di episodi lampeggianti di audacia e di gesta che talora esercitarono sul corso degli avvenimenti un peso decisivo. Echeggiò attorno a lui, facile e arguto, lo stornello; vibrò, infocata, la strofa del tribuno; pregò e sognò la malinconia dell'esule.
Durante l'ultima guerra di redenzione, idolo fiammeggiante e pegno d'amore, ancora animò a resistere i soldati immobilizzati nelle fangose trincee, nei cunicoli mascherati, nelle gallerie sotterranee; e li incorò sino alla clamorosa vittoria che doveva rifftflhilire la Patria sui confini segnati da Dante.
E ora che impavida, luminosa di giovinezza e di ardire, l'Italia di Mussolini brucia le tappe dei rinnovati destini imperiali, oggetto ovunque di ammirazione e di invidia, la sacra bandiera effonde palpiti nuovi sulla terra, sul mare, nei cieli; e a lei volgono le speranze non solo gl'italiani, ma tutti coloro che impersonano, nel mondo, l'idea fascista e affermano con il sangue la fede nel trionfo sicuro della giustizia.
A queste fauste rievocazioni affida Emilio Franceschini il suo bel volume, rapido ma commosso e suggestivo, che volentieri addito ai giovani di oggi perchè ne traggano lo stimolo per le risoluzioni più eroiche, MARINO CIRAVEGNA
PAOLO EMILIO TAVIANI, Problemi economici nei riformatori sociali del Risorgimento italiano, Editrice Ancora , Milano-Bologna-Brescia-Genova-Monza-Pavia-Trento s. a. (ma 1940), pp. 246. L. 20.
TI nostro Risorgimento è stato studiato prevalentemente o sotto l'aspetto di storia diplomatica o sotto quello di storia delle idee e di movimenti ideali; al sostrato economico e sociale ri è rivolta soltanto la storiografia più recente, né numerosi sono finora gli studi in materia. Perdo non possiamo non salutare con piacere i lavori