Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
anno
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1941
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pagina
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726
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726 Libri e periodici
che prendono in esame o la realtà sociale ed economica ohe va indagata sotto e al di là di certi aggruppamenti e di certi movimenti politici (notevole tra questi il lavoro del Greenfield recentemente pubblicato in italiano dal Laterza), oppure quei pensatori che più degli altri presentano un contenuto ed un interesse vivo dal punto di vista economico.
L'opera del Taviani appartiene per l'appunto a questo secondo genere di lavori; il T., che è tutt'altro che nuovo agli studi economici, si è rivolto ora ali*indagine storica, e ci presenta un dotto lavoro sorretto da un apparato critico e bibliografico degno di nota. H tema che il T. si è proposto viene da lui stesso circoscritto ai nomi di Mazzini, Ferrari, Montanelli e Pisacane. con l'esclusione di altri quale, ad esempio, il Cattaneo che possono essere considerati anch'essi dei riformatori sociali; egli ha voluto cosi studiare il pensiero dei soli socialisti. Il lavoro è tale che si può senz'altro consigliarne la lettura: per la preparazione metodologica e storica dell*A,, per la serietà degli intenti, per l'acutezza dello sguardo e delle osservazioni. Senza soffermarmi troppo a lungo sui vari punti che andrebbero favorevolmente notati nel lavoro, del T., segnalo tuttavia qualche punto che più è degno di nota: il quadro delle classi sociali e delle condizioni economiche in Italia intorno al 1848; la coscienza del legame che unisce la realtà economica alle dottrine teoriche (legame, dice l'A., che pur non essendo necessariamente consequenziale, è tuttavia forte e spesso appariscente); l'esame del rapporto tra immanenza e trascendenza nel Mff**fai e la definizione del suo monismo assoluto; l'osservazione che il federalismo del Ferrari non è se non una conseguenza delle sue concezioni economiche e sociali e del principio rivoluzionario che le anima; la precisazione e la definizione del materialismo storico del Ferrari; il ritratto della fisionomia psicologica del Pisacane. Le pagine del T. si susseguono serrate e piene, tali che danno continuamente materia di riflessione; ed è appunto perchè il libro è degno di nota e di onorevole menzione, che mi sarà concesso di osservare ciò che meno mi ha convinto.
H T. sostiene che le ragioni della scarsa partecipazione italiana al movimento socialista europeo sono non già momentanee e contingenti, non soltanto cioè politiche ed economiche (e qui vorrei domandare al T. se le ragioni politiche ed economiche possano dirsi contingenti o non esauriscano invece il campo dell'indagine storiografica), ma ragioni connesse alla natura della stirpe italiana, alla sua mentalità, al suo temperamento, al suo spirito poco consono alla totalitaria, massiccia, tenebrosa pesantezza del pensiero comunista. Ora, il T. non si rende forse conto che questa, lungi dall'essere una spiegazione, è tutt'al più una semplice tautologia ed è comunque una semplice affermazione che non spiega nulla: giacché sarebbe troppo facile, di qualunque fatto che sia avvenuto o non avvenuto nella storia del popolo italiano, dire che esso è avvenuto o non avvenuto per l'indole del popolo italiano che cosi ha richiesto. Il problema della scarsa partecipazione italiana al movimento socialista europeo andava proprio rivolto verso quella realtà economica e sociale che al T. è il colmo per un economista 1 non pare degna di indagine o di approfondimento; cosi almeno teoricamente: giacché poi vediamo l'A., suo malgrado, accennar egli stesso alla vera ragione della mancanza di socialismo italiano prima del 1860: che è la mancanza di una grande industria italiana: tanto è vero che quando, col sorgere e con lo svilupparsi della grande industria si sviluppa una classe industriale ed un proletariato d'industria, anche in Italia assistiamo alla nascita di organizzazioni socialiste e comuniste.
La tesi del T. si sovrappone cosi estrinsecamente e, diciamolo pure, illogicamente all' indagine storica condotta con grande intelligenza. Cosi il T. si sforza di dimostrare che né il Ferrari va considerato irreligioso, né il Pisacane materialista: mentre la indagine porta all'affermazione evidente di quell'irreligiosità e di quel materialismo. d allora a quali argomenti ricorro l'A.? A questi: che nel Ferrari l'irreligione è, in fondo, una fede religiosa, e che il Pisacane che a p. 211 il T. definisce materialista in realtà non fu materialista in quanto visse di ideali e mori per un