Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; STATO PONTIFICIO
anno <1941>   pagina <727>
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Libri e periodici 727
ideale. Ma via, questi non sono argomenti; e poi, a che servono questi giuochi di parole? Forse che la personalità del Ferrari vien diminuita dalla sua irreligiosità* o quella del Pisacane dal suo materialismo ? A che serve questo processo di Kvella-mento falsamente idealistico e banale, al termine del quale ritroveremo, invece di personaggi storici, fantocci creati dall' immaginazione ?
Per fortuna, come ho già avvertito, il buon senso e soprattutto la serietà del­l'A. vincono continuamente l'astrattezza di quella tesi, che serpeggia per tutto il libro, ma si applica dall'esterno ai risultati dell'indagine senza tuttavia infilarli Qualche osservazione mi sia lecita anche sui capitoli riguardanti il Mazzini, nei quali non sarebbe stato male mettere in evidenza in modo più chiaro che la ragione della sua scarsa importanza nella storia delle teorie economiche ed anche nonostante tutti, i suoi sforzi nella formazione delle organizzazioni operaie, va ricercata soprattutto nella mancanza di un programma economico e sociale costrut­tivo, e nella sua posizione non ben determinata tra socialismo e conservatorismo: ciò che il T. non manca di riconoscere implicitamente quando nota che il Mazzini si serve degli argomenti dei cattolici contro i comunisti e di quelli dei comunisti contro i cattolici. Bisognava mi pare sottolineare la debolezza della posizione mazziniana che non ha un suo punto di vista autonomo almeno sotto l'aspetto economico nella critica dei due opposti atteggiamenti; è insomma su quell' astrat­tismo teorico, che vediamo tuttavia osservato dall'A. ap. 76, che avremmo voluto una maggiore insistenza da parte sua.
Qua e là ci si stupisce di certe confusioni nelle quali incorre l'A.: per esempio, dopo l'approfondimento teoretico subito da questi concetti, dovrebbe essere ormai abbandonata l'identificazione tra liberalismo e liberismo (p. 46), che porta a defi­nire l'economia politica una pseudo-scienza (p. 50); e più chiara vorremmo la distinzione tra scienza economica (che è e non può essere che una sola) e programmi economici (che sono e possono essere molti e svariati).
Nessun accenno infine e con ciò pongo termine a queste osservazioni tro­viamo nel libro del T. al problema della scarsa influenza che pensatori-ed uomini d'azione del valore di un Cattaneo, di un Ferrari, di un Pisacane, hanno avuto nel processo reale del nostro Risorgimento, nonostante che presentino un contenuto eco­nomico e sociale tanto più ricco e d'avanguardia rispetto ai moderati liberali. Inda­gando questo punto, si giungerebbe, io credo, alla convinzione che quegli uomini rimasero fuori della corrente politica dominante per il nesso nel quale posero il pro­blema del risorgimento politico italiano con una generale rivoluzione sociale; da quel nesso, il cui principale creatore fu Mazzini, il grande Cavour uberò il Piemonte liberale, rivelando cosi il suo genio politico. PAOLO ROMANO
GUIDO ZACCAGNEW, Giuseppe Giusti; Pistoia, Tariffi, 1937-XV, pp. 207. L. 12.
Le pagine di questo denso volume dedicate alla biografia sono indubbiamente le migliori. Non è che, in vero, ci diano del Giusti uomo un ritratto preciso e pene­trante: anzi, ben poco ci illuminano intorno all'indole mobile e melanconica del poeta e a quella sua cotal fiacchezza interiore che è un elemento da non trascurare se si vuol giudicare rettamente della natura e dei limiti del suo ingegno. Sono pagine esteriori, per io più povere di acume psicologico; ma limpide e disinvolte.
Dove però il libro dello Zaccagnini non convince, benché anche qui egli spesso dica cose buone nella sua solita forma piacevole e garbata, è nella disanima della poesia del Nostro, di cui si industria, invano, dì rivalutare la fama. II Giusti fu un letterato fine e arguto che, anche peri suoi sinceri atteggiamenti patriottici, ci dispone, ancora oggi, alla simpatia; ma nulla più. Anche nel genere in coi raggiunse, ai suoi tempi* una notorietà nazionale vi avverti sovente, quando peraltro non si compiace di una semplicità cincischia tu e artificiosa, un'agilità inconsueta di movenze e una grazia