Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1917>   pagina <480>
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480 Raffaello Barriera
* per ostentazione di tenerezza, né per l'utile proprio e per tema de'propri danni devono farsi Veneti tutti con l'anima ; e ogni ferro appuntato al petto dei Veneti riguardarlo come rivolto all'intera K Italia, nelle sue proprie viscere .
E più avanti: Chi lascia un minuzzolo d'Austria in Italia, ci lascia l'Austria tutta quanta . Esagerazione questa, ma scendeva da un alto amore.
Anche dopo la liberazione di Venezia, quel grande esortava gli Italiani alla concordia, n suo scritto Della concordia degl'Italiani' è uno dei piti sconosciuti e pia caldi. Nei Doveri e diritti d'ogni buon italiano * echeggia quella religione di patria.
I destini italici si andavano, intanto, svolgendo prodigiosamente. Fuggito il granduca di Toscana, Leopoldo II; fuggito il duca di Parma, Roberto, allora undicenne, e il duca Francesco V di Modena? co­stretti a ritirarsi dalle Romagne i legati pontifici, e annessi quegli Stati, per volontà di popolo al Piemonte. Finità italiana veniva for­mandosi; ma i Veneti, divelti dalla famiglia italica, benché gioissero delle fortunate annessioni, ancor pia sentivano Intorbila 'della loro sorte, e ripetevano con più forza le parole che Daniele Manin aveva scrìtto, nel 1854, a John Russell: vogliamo che VÀwh-M se ne vada!
Et 16 settembre 1859, l'Emigrazione veneta di Torino presentò un indirizzo ai legati di Modena, Parma e Piacenza, che portavano a re Vittorio i voti di quelle nobili regioni d'Italia. L'indirizzo fa parte dei documenti di quel periodo di storia italiana e della tenace opera detVeneti: esso è, anche, ilprinio atto solenne di riconoscimento delTuttifò da parte dei veneti emigrati, i quali, come abbiamo visto, si sarebbero accontentati, per il momento, nel loro affanno, d'un regno dell'Alta Italia sotto la liberale dinastia sabauda, laddove il loro Da­niele Manin, veggente unitario come il Mazzini e come il Gavóni,, mirava a tutta Vltalia libera, con Roma capitale liberaper ottenete! poi il più, si accontentavano* nella loro tristezza, per allora, del metto. Ma non potevano cancellare dall'afflitta memoria (e come: l'avrebbero potutot) una nota del Monitewr-, il giornale ufficiale dell' impero fran­cese, la quale, illustrando, con fosca luce, il trattato di Vifefranca-Zurigo, accennava che l'Austria avrebbe acconsentito ad accordare riforme, a questa esplicita condizione che i granducati di Modena, di Toscana e di Parma, fossero restaurati. Mostruosità, che valeva dire: ritorno dell'Austria nel barbaro predominio sull'Italia. Ecco il dolo-
' Macerata, 1869 - 'Milano, 1871.