Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1917>   pagina <498>
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498 Raffaello Barbieri*
XII.
Presidente del Consiglio generale dei Rappresentanti della Emi­grazione veneta era diventato nel frattempo Filippo De Boni; e a lui fu presentata la relazione del Comitato centrale veneto centrale, che si scioglieva, dopo sì lungo purissimo, illuminato lavoro, non discorde dai Gomitati di azione per i priheipii, ma nella opportunità delle sommosse sanguinose, cui quei Comitati miravano, o in altri atti non bene preparati e vantaggiosi allo scopo supremo.
Filippo De Boni, nato nel 1816, da poverissimi genitori, in un vil­laggio presso Feltre, apparteneva al partito mazziniano, ma era uomo meno atto all'azione di quanto egli stesso forse credeva. Era più co­spiratore che combattente. Il suo aspetto appariva quello d'un profeta, dalla folta e arruffata capigliatura biondastra e dalla barba ispida e folta. Parlava con enfasi socchiudendo gli occhi : tuonava specialmente contro la politica vaticana. Giornalista letterario e politico da quando abbandonò la veste del prete indossata per volere dello zio benefattore, si fé' notare per la sua cronaca mensile Quel che vedo e*quel che penso. Perseguitato, errò per terre e monti. Quando l'Austria intimò alla Sviz­zera lo sfratto degli agitatori, il De Boni riparò solitario su un'ardua montagna elvetica. Più volte eletto deputato al Parlamento, provò sempre il dispiacere di vedere annullata la sua elezione. Tradusse la Vie de Jesus del Renan. Morì a Firenze nel 1870*;
n Comitato centrale veneto a Torino cessò, infatti nel 1865 ; ma, prima di sciogliersi, diffuse, specialmente in Francia e in Inghilterra, un libro; La Vèti ètte en 1864.x Alberto Cavalletto, pubblicando nel 1896 la Relazione di quanto il Comitato aveva operato, (in quella ricorda, fra altro, che il Comitato ottenne che gli ufficiali dimissionari dell'esercito regolare e del meridionale, se scevri da note disonorevoli fossero dispensati dell'obbligo dell'ulteriore servizio militare e sussi­diati con la diaria di lire 1.50), rammenta il nome dell'autore del libro: J. Armìngaud. Questi era un giovane, segretario del ministro delia pubblica istruzione in Francia. Scese più volte in Italia e pub­blicò uno studio su Cosimo il Vecchio e La Maison de Sauoje et Us Archives de Twin. Ma rArmìngaud, ne La Vénétie en 1864 non fece altro che esporre in concisa rapida prosa francese, i numerosi dati che i più alacri e i meglio informati patrioti dei Comitati segreti del Veneto compilarono nelT ombra e trasmisero con uno dei soliti
1 Paria, Hachttói 1864. Sono 160 pagine, oa po' scorirette nel nomi italiani.