Rassegna storica del Risorgimento

DIPLOMAZIA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1917>   pagina <500>
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Raffaello Barbiera,
mente pensato. Nella guerra dì Garibaldi, nel Trentino, giovarono al­l'Eroe i ragguagli e le carte topografiche delle regioni alpine a lui offerte appunto dal Gomitato di Torino.1
Ma, pur troppo, i detrattori dei Veneti, suscitati dal Gabinetto di Vienna, affilavano i coltelli : ringhiavano sulla pretesa mollezza dei Veneti. Sorse a difenderli un nobilissimo inglese, Malissimo seguace del Gladstone, John Webb Probyn, antico, costante amico d'Italia.3 n Probyn scese, per difenderci, nell'arena allora più riputata, la Bevile des deux Mondes. Nel quaderno del 1 ottobre 1865 della celeberrima rivista, un suo elevato articolo, composto de vteu col titolo Milan et Ymise, ammirava la grandiosa emigrazione dei veneti, e i molti veneti combattenti le guerre dell'indipendenza. Le sue parole confermavano che Venezia, anche allora (come ora), era degna del suo passato. John Webb Probyn invocava 1*unità d'Italia, ripetendo ì vergi del Manzoni, anche oggi cosi vivi:
35fon fia loco ove sorgati, barriere 3Pra l'Italia e l'Italia mai più.!
No: i Veneti non meritavano l'accusa stolta e maligna di pensare lamentosamente soltanto a se. Seppero soffrirò fortemente, e dal 1848
1 ALBERTO CAVALLETTO, Relazione citata ; la quale collima esattamente, in ogni ponto, con l'esemplare manoscritto da me ora posseduto e firmato dal Cavalletto.
'- Leggansi le sue care lettere nel 2 volume d'Una nobile vita; Carteggio dì Tulio Massai-ani, scelto e postillato da RAFFAELLO BABBIBBA (Firenze, Suco. li Mounier, 1909). - Prima di morire, il Probyn volle tornare in Italia, per cono­scerne davviclno i progressi, e ne trasse fausti presagi. - Qualche trista eccezione di magistrato fanatico servo dell'Austria* come nel 1858 il podestà, di "Verona, conte O...... erudito archeologo e alacre amministratore, faceva meglio risaltare U
patriotismo di mille e mille - del suo concittadino Aleardo Aleardi per esempio, -che in un tragico canto postumo, che forma uno dei punti più significati della raccolta / poeti italiani del secolo XIX (Milano, OJreves, 1913) narrò le atroci scia, giure di quell'italiano anti-italiano, ne compianse i deliri! e ne ammirò la storica calma, con la quale seppe soffrire le meritate sventure. Austero, solenne, nobi­lissimo canto. Eppure testò, una critichessa, G. C, in un suo spropositante scrittarello, .nel quale fa nascere persino Giovanni Prati a Trieste (!) lo chiama ingeneroso . B azoto che VAleardi, dogo d'essere stato incarceralo in una lurida segreta a Man­tova, fu, nel 1859, al domani delle Vittorio franco-italiane, internato dall'Austria nella forloasa di Josephstadt con l'amico ano Agostino Guerrltìri-Gonaaga e con altei numerosi patrioti. Nella cella di Josephstadt, i carcerieri lo unirono di libraio Ceseoui, colui che lo aveva denunciato e tradito ; e il magnanimo Aleardi, a Ini, affamato, donava ogni giorno parte del cibi, ohe si faceva portare a proprie spese nel cornei:. B si deride o s'ingiuria ancora l'Aleardi!... Rispettate!