Rassegna storica del Risorgimento
CONFALONIERI FEDERICO
anno
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1942
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pagina
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83
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VARIETÀ, RASSEGNE E DISCUSSIONI
TRE SUPPLICHE INEDITE DI FEDERICO CONFALONIERI
Gli archivi della Luogotenenza di Bruna, fonte pressoché inesauribile di documenti relativi ai nostri Martiri dello Spielberg, ci hanno recentemente e inaspct-t a t amen te donato tre importantissimi inediti : tre suppliche, fin qui assolutamente sconosciute, che Federico Confalonieri vergò nel carcere nel settembre 1831, il 15 agosto 1833 e il 2 aprile 1834.
La prima, che è indirizzata ali1 Imperatore, potrebbe destare nell'animo di un lettore affrettato un certo senso di dolorosa sorpresa per il tono umile con cui è concepita e le ammissioni di colpevolezza che vi sono contenute : tali da ingenerare il sospetto che Federico Confalonieri non fosse più, nello Spielberg, quello spirito fortissimo che la storia ammira e la tradizione ha consacrato. Chi rammenta il Conte Aquila nel drammatico suo colloquio con il principe di Metternich durante il quale, per testimonianza stessa dell'onnipotente Cancelliere, di tutta la sua posizione mate> riale... non fece menzione, neanche come tentativo di preghiera1) può chiedersi come quell'atteggiamento eroicamente superbo possa conciliarsi con questa supplica, troppo diversa di intonazione.
Potremmo rispondere che tra quel colloquio e questa petizione si profondano sette anni di carcere: sette anni di inaudite sofferenze fisiche e morali; sette anni di vero e proprio martirio spirituale, capace di fiaccare anche anime altere come quella di Federico. L'isolamento completo dal mondo esterno, la sensazione di non essere più. che una e cosa nelle mani dei carcerieri locali e del Carceriere di Vienna, la privazione di ogni occupazione intellettuale, l'ignominia delle periodiche perquisizioni, le vessazioni subite da chi come il funesto don Paulowich avrebbe avuto la sacra missione di confortare, al che sono poi da aggiungersi le sofferenze fisiche della prigione e le tristissime condizioni di salute del Conte, basterebbero a spiegare un affievolirsi della indomita resistenza di Federico e a giustificare il documento che stiamo per leggere, se di una tale debolezza esso costituisse davvero una testimonianza. Ma in realtà, i documenti che possediamo sulla vita del Confalonieri nel carcere stanno a dimostrarci luminosamente come la fierezza sua, che storia e tradizione ci hanno tramandato, non abbia subito mai crisi alcuna e come il conte Federico si sia conservato, sino all'ultimo giorno del martirio, il dominatore che noi ammiriamo. Basta a persuadercene quel lungo rapporto del Direttore della Polizia di Bruna, von Mùth, sull'ultimo periodo della permanenza del Confalonieri allo Spielberg,2) dal quale apprendiamo che Federico'considerò lesiva della propria dignità la grazia accordatagli da Ferdinando I, perchè subordinata all'obbligo di esulare in America e alla perdita dei diritti civili, talché egli dichiarò fieramente di preferire la detenzione perpetua ad un provvedimento di clemenza che non fosse totale ed assoluto come quello elargito agli
i) Vedi la relazione del Metternich sul colloquio da lui avuto con il Confalonieri in Lustro A., Antonio Salvotti e i processi del '21, in Studi critici, Milano, Coglia ti 1927, app. VII, p. 476 sgg. .
2) Vedilo in MONTINI R. IL, / processi spieJberghiani, Documenti e studi del Comitato Nazionale di Studi sui prigionieri politici italiani dello Spielberg, 1, Roma, Bardi, 1937, p. 89 sgg.