Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI FEDERICO
anno <1942>   pagina <84>
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84 Renzo U. Montini
altri patrioti] precedentemente liberati. Furono necessarie una lettera del vecchio suo padre e le amorevoli insistenze del cognato Angelo Casati, unite a quelle dello stesso Mudi, perchè Federico si decidesse dopo oltre due settimane di resistenza, di cui ci serbano memoria i rapporti quotidiani dei Sopraintendenti dello Spielberg1) ad accettare la deportazione. Indiscussa prova, questa, della nostra affermazione che le energie del Conte non s'erano affievolite.
Il tono remissivo della supplica deve essere pertanto spiegato altrimenti. Chi abbia pratica del carteggio ufficiale absburgico sa come un frasario addirittura servile fosse di prescrizione per gli inferiori che si rivolgevano ai superiori ; espressioni umilis­sime, che erano poi di regola nel rivolgersi all' Imperatore, chiunque fosse Io scrivente, per quanto elevato fosse il suo grado: che dire, quando come in questo caso la missiva che doveva giungere nelle mani imperiali era vergata da un semplice prigio­niero? Senza contare che affermazioni di pentimento, ammissioni di colpevolezza, propositi di emendazione erano il mezzo più acconcio per persuadere Francesco I che il carcere aveva prodotto i risultati che il Sovrano se ne attendeva, la conver­sione del colpevole, infinitamente più importante, agli occhi dell'Imperatore, della stessa punizione. Di frasi consimili, che troviamo in una lettera di Piero Maroncelli alla madre, Domenico Quattone ebbe a dire, molto giustamente, che si trattava di un passaporto alla lettera medesima:2) possiamo considerare quindi come passaporto anche le espressioni più umili della supplica del Gonfalonieri.
Ci conforta in questa opinione un altro fatto, che egualmente sottomesso, altret­tanto straordinario per chi ne conosca l'autore, è il tono delle suppliche inoltrate a Francesco I da un altro prigioniero dello Spielberg, non meno eroico e disdegnoso del Confaloni eri, il colonnello Silvio Moretti: quelle suppliche o, per essere più esatti, quelle memorie defensionali che Giuseppe Solitroha dato recentemente alle stampe.3)
Tanto ci premeva rilevare prima di leggere 1* istanza federiciana, che è del seguente tenore:
JLa concessione che V. M. viene di accordarmi mi empie ad un tempo di confusione e di timore; di confusione per l'immeritato favore che V. M. ha estrema bontà di volermi accordare; di timore perchè dovendo dirigermi direttamente alla M. V. temo che le mie parole non possati esser trovate o troppo ardite o non abbastanza misurate e convenienti. Nidladimeno perchè V. M. me lo permette lo farò con quella fiducia con cui parlasi dagli infelici a chi solo (pud) agiutarli. Egli è dopo dieci anni di prigionia e di patimenti che oso rivolgermi al Clementissimo Sovrano onde implorarlo a voler gettare un benigno sguardo su di alcune circostanze, che se non attenuano la mia colpa-, possono però essere di qualche eccitamento alla Sovrana Clemenza. Sì, io fui colpevole, gravemente colpevole l Ma il concorso di varie sgraziate circostanze e combinazioni hanno dovuto farmi comparire alP inquisizione e alla M. V.più colpevole ancora che non fui. Sono fermamente persuaso, che il tempo e le successive emergenze avranno ormai fatto conoscere la verità di alcune mìe
1) Rapporti n. 409 del 15 novembre 1835, 410 del 17, 413 del 18, 414 del 19, 425 del 29 e 432 del 5 dicembre. Soltanto il 10 dicembre, come suona il rapporto n. 440, il detenuto Gonfalonieri si pronunciò per la deportazione. I rapporti in questione,.
esistenti tuttora inediti nel Museo dei Patriotti italiani allo Spielberg, saranno pros­simamente pubblicati a cura del Comitato Nazionale di Studi spielberghiani.
2) CHZATTONE DM Commento alle Mie prigioni, Saluzzo, Bovo, 1907, p. 333.
3) SOLTTRO 6., Le memorie defensionali di Silvio Morelli, Documenti e Studi, e, 2, Roma, Bordi 1939.