Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI FEDERICO
anno <1942>   pagina <85>
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Tre. suppliche inedite di Federico Gonfalonieri 85
proteste che poterono in allora sembrar meno credibili. Le principali sono: Non aver io mai appartenuto a nessuna Società segreta ne italiana ne estera Non aver la mia colpabilità acuto principio che aWimminente scoppio degli avvenimenti Piemon­tesi, non aver avuto che una ristrettissima complicità e nessuna diramazione alVestero. Non essere in mìa mano dopo le risultanze processuali, nessuna cosa della minima impor­tanza di far conoscere all'Autorità che non fosse già da essa pienamente conosciuta. Nel da* me richiesto abboccamento col cons. di S. M. Baron Mùnch era mio desiderio di por­tare su quelle mie asserzioni che potessero per avventura non essere ancora bastantemente rischiarate tutte quelle migliori delucidazioni che per me si volessero onde comprovarne la piena verità; ora quindi non restarmi che ad umilmente riprotestare alla M. V. della loro sincerità, ed offrirmi pronto a sgombrare quei dubbi che mai potessero ancora rimanere ed a dichiarare che mi sottopongo ad essere tenuto per uomo sfrontato ed a fatto indegno di ogni Sovrana Clemenza se mi permettessi di ora così vergognosamente mentire in faccia del Sovrano istesso. Siami in oltre permesso di supplicare V. M. a voler portare uno sguardo benevolo su di alcune circostanze di quella condanna che dal colmo di beni di questa vita mi precipitò nel cólmo delle miserie. Esse sono le seguenti:
La funesta lettera sulla quale unicamente venni condannato, fu da me sólo spon­taneamente richiamata e rilevata senza che esistesse su di essa alcun precedente indizio o imputazione. - .Essa fu da me fatta conoscere nell'intima convinzione che anziché esserne documento delittuoso dovesse essernélo di scarico. Lo fu nella confidente fiducia datami e da me concepita, che la sua manifestazione sarebbemi valsa a particolarmente guadagnarmi la Sovrana Clemenza. .Fu finalmente la detta lettera da me richiamata e prodotta, dietro le incerte reminiscenze della semplice memoria, fra le angustie di una terribile inquisi­zione e essendo ben lontano dal conoscere Volta importanza di quella frase che servì di unica base alla mia condanna, che nella stessa mia difesa senza pensare a rettificare il dettato di quella lettera ad altro non rivolsi i miei sforzi che a comprovarne resistenza. La veracità di quanto mi permetto di allegare non dubito sia per risultare pienamente mani­festa, ne qui io mi ardisco di richiamare queste cose che per l'unico oggetto di muovere Volta bontà della M. V. a voler prendere in qualche benigna contemplazione quelVillimitata mia fiducia nella Clemenza di V. M. non Vavrà posta invano. Io ne ho già fatto Vesperienza. V. M. non vorrà farmi una cólpa di ora confidarmivi novamente.
Egli è da questa alta Clemenza pertanto che ora oso invocare che quella vita che M. V. mi ha già si benignamente salvato, voglia ora conservarmi e mantenermi. Dieci anni di prigionia e di patimenti fisici e morali hanno la mia salute quasi interamente distrutta. Il decorso inverno fui obbligato a passarlo quasi tutto a letto, né per sette interi mesi mi fu possibile di porre il piede fuori del mio carcere. L'estate che soleva portare qualche alle­viamento ai miei mali quest'anno non ne ha recato nessuno. L'imminente inverno che ci sovrasta mi dà ogni fondamento di temere che debbo riuscire alla mia salute di drama irreparabile. V, M, che già mi ha dato la vita, può solo conservarmela col togliermi da un elima la cui rigidezza dell'aria e l'esposizione a continuo vento riescono al mio petto ed agli altri miei mali tanto perniciosi. Un trasporto in clima più mite e dólce può sólo prolungarmi un esistenza già tonto logorateti
Un altro favore in questa propizio occasione non posso lasciare di implorare da V, NI. Ho un padre pia che ottuagenario, ho una Moglie infelicissima unico conforto e speranza che ancora mi resta in questa terrai Voglia V. M. accordarmi di avere le loro sospirate nuove, di cui da óltre tre anni mi trovo dolorosamente, privato.
Dopo ciò non restami che a pormi ai piedi di V. M. ed'umilmente pregarla a voler rivedere questa ultima mia protesta dettatami dalla Religione del pari che dalla più intima