Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI FEDERICO
anno <1942>   pagina <89>
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Tre suppliche inedite di Federico Gonfalonieri 89
,, sì miseramente afflitto: e poiché ai mali morali nessun più, altro rimedio restagli a sperare che da Dio, egli è a rendere questi almeno più sopporiabili che fassi ad implorare dalla M. V. agli altri suoi mali almeno qualche pietoso allevamento.
L'entrante inverno, il quarto che mi troverei obbligato di passare quasi continua' mente a letto. fra dolori di animo e di corpo sempre più crescenti, e con forze morali e fisiche da 12 anni di carcere, dall'inclemenza del clima e dalle afflizioni sempre più esaurite, non potrebbe che riuscirmi apportatore delle più tristi e forse irreparabili conseguenze.
Egli è in questo miserrimo stato pertanto, e da questo estremo di infelicità, e di pati' menti, che confidentemente faciomi ardito di inalzare (la) umile mia voce onde implorare l'alta e pietosa clemenza della M. V. a favore della conservazione di un infelice resto di vita che il solo desiderio di poter consacrarlo aWemmenda del male fatto ed al conforto degli ultimi anni di un troppo contristato Genitore possono rendermi ancora di qualche interesse.
Profittando intanto dell'alto favore dalla M. V. già impartitomi di poter diretta' mente diriggermi alla Sovrana bontà nelle mie urgenze sono a riverentemente supplicare la M. V. di voler benignamente accordarmi di poter far conoscere a mio Padre o Zio, od altra qualsiasi persona di mia famiglia che trovisi però in grado, alcune mie disposi­zioni Inter vivos ad adempimento di vari incumbentimi obblighi di .coscienza, ed a sod­disfacimento del più caro e sacro dovere del mio cuore, l'istituzione di alcuni Pii legati continuatori anche post mortem ad impetrare l'eterna pace alVanima di quella infelicissima Consorte che dopo avere con si raro affetto l'intera sua esistenza a me sì immeritevole consacrata Vistessa sua vita (ha) a me sì miseramente sagrificata !
Possano Maestà, le mie sciagure, i miei dolori, i perenni miei rimorsi ed i profondi sentimenti di Religione onde è il mia animo altamente penetrato esser alla M. V, i migliori garanti di quella perfetta sudditanza, fedeltà e devozione con cui sono e sarò inalterabil­mente per tutto il rimanente de* miei giorni
Della Maestà Vostra
UTJmti.""' Obb.mo ed osseq."" suddito
Federico Gonfalonieri
Questa magnìfica lettera, riboccante di sì caldi sentimenti di riconoscenza e di amore per Teresa di cui troppo tardi comprese Federico i tesori di bontà e di tene­rezza sorti, a differenza della precedente, l'effetto desiderato, perchè il Confalo-nieri venne autorizzato nel 1834 a vergare le sue volontà, anche se le disposizioni testamentarie come ha rilevato il Sandonà1) non furono poi approvate a Vienna e distrutte
Lo zio a cui Federico accenna è don Tiberio Confalonieri, minor fratello del conte Vitaliano, che il 10 maggio 1825, scelto a presentare a Francesco I, in visita ufficiale a Milano, gli omaggi della cittadinanza, osò chiedere al Sovrano la grazia per il nipote, avendone in risposta un duro rifiuto, tanto più doloroso perchè ricevuto in presenza delle deputazioni che facevano ala al Monarca.?)
una lettera che egli scrisse in tal data al cognato Camillo Casati, pubblicata in GALLA-VREBT G., Carteggio, del Conte Federico Confalonieri, Milano, Ripalta, 1911, parte II, sezione I, n. DCCLXXX, p. 656.
i) SANDONÀ, op. di., pp. 325, 329 e Appendice VI.
2) CERIA, op. cit., p. 243.