Rassegna storica del Risorgimento

BRUGNATELLI TULLIO ; CAIROLI (FAMIGLIA)
anno <1942>   pagina <93>
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Lettere inedite dei Cairoti 93
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Fra le lettere di affettuosa partecipazione al dolore, por di nomini illustri, la Madre annotò quella splendida di Giuseppe Mazzini: l'unico, del resto, che sapesse, umilmente parlando, far cadere da altezza sublime il ristoico ad un cuore intieramente piagato.
La vostra famiglia sarà, quando avremo libertà vera, virtù, unità e coscienza di Popolo, una pagina storica della Nazione. Le tombe dei vostri figli saranno altari. I loro nomi staranno fra i primi nella litania dei nostri Santi. E voi che educaste le anime loro, voi cheli avete veduti sparire a uno a uno patendo ciò che soltanto qualche madre può intendere, ma non disperando, rimarrete simbolo a tutti del dolore che redime e santifica, esempio solenne alle donne italiane e insegnamento del come la famiglia possa essere ciò che deve, e sinora non è, Tempio, Santuario della Patria comune.
Ed Adelaide Cairoli, quasi riaccesa dalla fiamma del maestro d'ogni tenacia, rispondeva:
La vostra lettera è un soffio di divina consolazione sul povero mio cuore, che porta un perpetuo cilicio; io la tengo presso di me, la leggo e piango, ma sono lagrime soavi, perchè essa mi addita una plaga di cielo quando la malinconia avvolgendomi nelle sue spire, quasi mi trascina nell'abisso della disperazione. *)
Si è chiamata Adelaide Cairoli la Niobe italica; e poiché fu forse prima a chiamarla così una persona che per comunanza di ideali a lei si avvicinava, Maurizio Quadrio,2) per questo non crediamo ad espressione neppure inconsciamente rettorìca. Ma ella non sfidò Tira di dei troppo crudeli ed orgogliosi: in lei ostato, con l'amore cocente peri figli, la coscienza che per farli più grandi occorreva affrontare il pericolo degli estremi morsi del dolore; innanzi a lei è stata una luce di fulgore superiore, per cui non è divenuta pietra ma ubbidì, costante esempio di forza sublime, alle regole della vita: l'ha definita lo stesso Quadrio Cornelia italica avvicinandola alla madre dei Gracchi: e a questa invero l'unisce non solo l'intensità del dolore, ma il frutto del dolore proprio per il maggior bene degli altri.
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La figura di Tullio Brugnatelli appare simpatica anche dalle lettere della madre Cairoli, la quale pur sapendo che le sue parole sarebbero state accolte innanzi tutto da un animo amico, non dimentica mai di parlare al Signor Sindaco, al Sindaco della Pavia dei suoi cari, ma specialmente del suo Giovanni, che con lui studia ed ha a cuore i problemi della città.
Dalle lettere di Giovanni, questo si presenta ormai come il dovere suo principale: gli altri più gravi, per la patria, li aveva ormai compiuti; rimanevano quelli del buon cittadino di Pavia: non per guardare solo a questa, ma per farla pronta sempre a rispondere degnamente ad ogni nuovo appello dell* Italia.
Il 23 ottobre del 1867 è la giornata di Villa Glori, ove Giovanni perdeva il fratello Enrico e rimaneva ferito;3) il 6 dicembre gli giungeva l'ordine di scarcerazione dalle
i) M. Rosi, op. cU.t II, pp. 261-263.
fj> Ifi I, p. 225, n.
3) Non possiamo far a meno di ricordare che le fonti migliori dell'ardita impresa sono gli scritti dello stesso Giovanni, e cioè: Spedizione dei Monti Parioli (23 otto­bre 1867) con proemio e note di B. E. Manieri (Milano, ed. L. Levi, 1878), e il Giornaletto di campo, ed altre note, ecc., in appendice a P. V. FERRAI, Villa Glori (Bibl. stor. del Bisorg, It.), Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1899.