Rassegna storica del Risorgimento

DA COMO UGO
anno <1942>   pagina <111>
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Libri e periodici 111
die nel 1254, come legato pontificio, compose la vertenza pel possesso della Stiria; Riccardo, principe di Troia, che nel 1392, per incarico di Bonifacio IX, compose la pace tra Firenze e Gian Galeazzo Visconti; Landolfo Caracciolo, arcivescovo di Amalfi e protonotario del regno, che difese presso Clemente VI l'innocenza della regina Gio­vanna I dopo la morte di Andrea di Ungheria; l'insigne teologo Berardo Caracciolo, segretario del pontefice Clemente IV, che favori l'acquisto del regno di Napoli a Carlo d Angiò; Corrado Caracciolo, cardinale e camerlengo della Chiesa, che difese nel 1406 con Paolo Orsini le terre pontificie dagli assalti di Ladislao, re di Napoli.
Dal scc. XVI al sec. XIX i Caracciolo di Avellino oscurarono la fama di tutti gli altri rami della famiglia e furono considerati sempre come il ramo principale. 11 capostipite fu Giovanni Caracciolo, capitano generale delle galere alla morte di Andrea d'Ungheria (la sorella Verdella generò il pontefice Bonifacio IX); ma la grande ascesa del ramo comincia con Marino, uno dei figli di Domizio, nato nel 1468, che iniziò la sua carriera nella corte di Milano come paggio del cardinale Ascanio Sforza, e poi riempi l'Europa del suo nome per l'acutezza dell'ingegno e l'abilità diplomatica: fu abate, vescovo, legato pontificio, nunzio ambasciatore, cardinale, governatore dello Stato di Milano; ebbe amicizia con i principi più potenti e cou gli nomini più insigni, e soltanto la morte precoce gì*impedì dì ascendere al Papato quando già era da tutti designato come l'immancabile successore di Paolo III. Suo figlio Camillo, oltre che uno dei più ricchi e splendidi signori del regno di Napoli, fu anche uno dei grandi capitani del suo tempo: partecipò, tra l'altro, con onore all'assedio di Cambrais, all'assedio e alla presa di Calais, all'occupazione di Ardres, all'assedio di Hulst, ai fatti d'arme attorno ad Amiens, alla guerra di assedio sul Beno, alla memorabile battaglia di Nieuport, al famoso assedio di Ostenda. La potenza dei suoi possessi e l'ingegno tumultuoso che gli si attribuiva, capace di qualunque novità, consigliarono i viceré a tenerlo sempre lontano dal regno, giacché l'idea di un re nazionale scélto tra la stessa nobiltà era carezzato in segreto dai napoletani e paventato dalla Spagna.
Il ramo primogenito di tutta la Casa è oggi divenuto il ramo dei Caracciolo di Torchiarolo, che vantano grandi eroismi e grandi glorie militari. U capostipite Ambro­gio, esempio mirabile di costanza politica, ottenne'il titolo di principe del Sacro Romano Impero, il feudo di Torchiarolo, la futura successione nell'ufficio di Tesoriere maggiore del regno di Napoli e il grado di ciambellano nella corte in compenso dei suoi fedeli servizi; confiscati i suoi beni alla venuta a Napoli di Carlo Borbone, continuò a com­battere per la gloria del suo imperatore acquistando cosi nuovi meriti che gli procu­rarono la nomina a consigliere dell'impero e il supremo ordine del Toson d'Oro. Pro­mosso maresciallo, partecipò a tutta la campagna d'Italia finché, esonerato del suo comando presso l'armata, fece ritorno a Vienna dove morì, lontano dalla patria, nel 1748, in seguito ad un attacco di pleurite.
Risollevò le sorti della casa il nipote, che ebbe pure nome Ambrogio: fu sagace mecenate e amante egli stesso dell'arte musicale e degli studi filosofici, ma si segnalò sovrattotto come prode cavaliere.
Largo contributo diede in particolare il ramo dei Caracciolo di Torchiarolo alla causa del nostro riscatto: alcune figure, quasi sconosciute, come Marino Caracciolo, che in uno dei principali collaboratori di Garibaldi nell'epica impresa dei Mille, meri­terebbero di essere segnatamente studiate.
Ma parte rilevante nella storia di questi ultimi secoli ebbero pure tutti gli altri rami dei Caracciolo: ai Caracciolo di Torello, ad esempio, appartenne quel Giuseppe, che fu uno dei più accesi fautori del regime repubblicano e per le sue idee liberali fu condannato a morte, ottenendo poi che la pena gli fosse mutata in ergastolo perpetuo nel!' isola della Favignana, nella tetra fossa di S. Caterina. Discendente dei Caracciolo di Bricnza fu il celebre Francesco, figlio secondogenito del duca Don Michele, anima della rivoluzione napoletana, e comandante della flotta durante la repubblica parte­nopea. Dopo la caduta del forte Vigliena, il 13 giugno 1799, tradito e denunziato, fu