Rassegna storica del Risorgimento

DA COMO UGO
anno <1942>   pagina <114>
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114 Libri e periodici
più temibile del brigantaggio, da quella suscitato e alimentato con appositi sbarchi. Un capitolo è dedicato alla spedizione anglo-borbonica del 1809 e un altro a quella tentata Panno successivo dal Murat in Sicilia.
Un capitolo è poi dedicato al dissidio anglo-borbonico nell'isola. La trattazione del Governo e delle leggi murattiane, che avrebbe in verità dovuto costituire la parte centrale, il fuoco del lavoro, è invece confinato nella terza ed ultima parte e trattato in modo che a noi pare troppo compendioso. Alla figura di re Gioacchino, alle sue direttive politicoeconomiche, al suo spirito d'autonomia, che pur fu motivo del contrasto più o meno latente ed esplose infine in aperta rottura col grande Cognato e fu origine delle segrete speranze, napoletane e nazionali italiane, non ci sembra che la Valente abbia dato tutto il risalto che meritano e che il titolo del libro promette. Essa non ha man­cato bensì di rilevare la parte costruttiva e sapiente che nella benefica attività ammi­nistrativa e riformatrice del Governo del Regno ebbe la pleiade di egregi patrioti e di liberali ingegni, allievi dell'illuminismo meridionale del 1700, miracolosamente scam­pati, dopo la Repubblica del '99, alle sanguinose.vendette anglo-borboniche, e della quale pur attraverso le imposizioni imperiali dovute subire, è come improntato il regime del decennio e in particolar modo il murattiano.
Però, manchevolezze a parte, il volume della Valente è pur sempre il risultato d'un lungo studio, che sarà di profitto agli storici e di cui perciò essi debbono esser grati all'egregia Professoressa che se ne assunse la fatica mostrando larga conoscenza e padronanza delle fonti, accoppiata ad intelletto d'amore per la sua terra napoletana. Se certo non può dirsi che abbia riempito in modo completo e definitivo la lacuna lamentata nella storia del Regno per il periodo di Gioacchino, questo suo lavoro porta tuttavia un contributo notevolissimo. DOMENICO SPADONI
GIUSEPPE DI PRIMA, L'opera politica e tecnica di Pietra Paleocapa alla luce di un episto­lario inedito. (Università Cattolica del Sacro Cuore. Saggi e ricerche. Serie quinta: Scienze storiche, voi. I).'Milano, Vita e pensiero , 1940, in 8. pp. Vili389. L. 30.
D volume del Di Prima, che inizia la quinta serie della collezione di studi editi dall'Università Cattolica milanese, studia con molta diligenza e chiarezza la vita e la personalità di un patriota veneziano, Pietro Paleo capa, di cui finora aveva attratto l'attenzione degli studiosi quasi esclusivamente l'opera svolta per i lavori del taglio dell'istmo di Suez.
H Paleocapa, nato nel 1788, dopo aver partecipato valorosamente alle guerre napoleoniche, entrò tardi, sessantenne, nella vita politica, con la partecipazione al Governo Provvisorio di Venezia del 1848, rappresentando in esso la tendenza all'annesr sione al Piemonte, che egli, dopo aver assolto nell'aprile del 1848 una missione poli­tica presso Cario Alberto, fece valere presso l'Assemblea veneziana, contro il partito autonomista capeggiato dal Tommaseo.
Entrato nel gabinetto Casati col portafoglio dei Lavori Pubblici, ma rifiutata la partecipazione al ministero democratico del Gioberti, il Paleocapa, rimasto a Torino dopo il disastro di Novara ed eletto deputato dal Collegio di S. Quirico nell'ottobre del 1849, appoggiò l'azione del D'Azeglio, entrando a far parte della maggioranza ministeriale, e risalendo al governo con lo stesso portafoglio dei Lavori Pubblici. Da allora fino al 1857 il Paleocapa mantenne quel dicastero, svolgendo accanto al Cavour un'importantissima attività per lo sviluppo della rete ferroviaria e dell'impianto stradale e portuale del Regno Sardo, apprezzatissimo dal Cavour per la sua compe­tenza tecnica, por il suo provato patriottismo, per la sua severa e rigida coscienza morale.
Più nota e più studiata, come ho detto, ma svoltasi nello stesso lasso di tempo, è l'attività del Paleocapa in seno alla Commissione internazionale per la preparazione