Rassegna storica del Risorgimento

DA COMO UGO
anno <1942>   pagina <115>
immagine non disponibile

/. ,J* v Libri e periodici 115
tecnica e finanziaria dei lavori per il taglio dell'istmo di Suez: nominato presidente della Commissione nel 1855, il Paleocapa non potè accettare l'offerta a causa della cecità ormai quasi completa; ma ne fu il membro più autorevole e vi collaborò con studi tecnici importantissimi.
Nominato Senatore nel 1854. tre anni dopo il Paleocapa lasciò il dicastero dei Lavori Pubblici, a causa della condizione dei suoi occhi, ormai spenti del tutto (e trascorse gli ultimi 14 anni della sua non breve esistenza in stato di completa ed assoluta cecità); ma per le insistenze delle quali fu oggetto continuò a far parte del gabinetto Cavour in qualità di ministro senza portafogli, fino all'armistizio di VUlafranca.
Raggiunta quasi completamente l'unità d'Italia, con l'esclusione tuttavia della patria del Paleocapa, Venezia, nominato presidente della Società delle Strade Ferrate dell'Alta Italia, ministro di Stato dal 1862, il Paleocapa continuò a lavorare attiva­mente prodigando la sua competenza tecnica fino alla morte, avvenuta nel 1869, circondato dalla stima di chi lo conosceva, ed anche del Sovrano, che nel 1867 lo inca­ricò di formare un nuovo ministero sotto la sua presidenza: offerta che naturalmente il Paleocapa non potè accettare date le sue condizioni fisiche e per quel senso di respon­sabilità che in lui era fortissimo.
Nel quadro della grande epopea del Risorgimento, la figura del Paleocapa non è certo di primo piano, ma si distingue per la sua, seppur modesta, tenace e com­petente operosità, e per la serietà e rigidezza del carattere (che di valori morali fu essenzialmente fatto il nostro Risorgimento); e rappresenta la prima, più corag­giosa e più notevole tendenza unitaria, forza molto importante per l'attrazione che il Piemonte andò sempre più esercitando dal 1848 in poi sui patrioti delle più varie parti d'Italia.
Il Di Prima, che, come suole accadere, si è affezionato al suo eroe, ce ne ha dato tuttavia una biografia molto apprezzabile, ed ha saputo mettere giustamente in rilievo il significato politico e morale dell'operosità del Paleocapa.
Ci sia consentito tuttavia di fare qualche osservazione. Soprattutto avremmo voluto più chiaramente e decisamente indicata la causa della frequente asprezza, e, bisogna dirlo, della stranezza di certi giudizi che il Paleocapa espresse specialmente nella sua più tarda età. Si tratta, ci sembra, di quel pessimismo da cui si lascia vincere non di rado chi ha molto vissuto e lottato, e, avanzato negli anni, non riesce più ad avere la piena comprensione di fatti e di uomini, che in realtà meriterebbero maggiore stima e più piena comprensione. Da questo difetto sono molto spesso inficiati i giudizi che il Paleocapa esprimeva sugli avvenimenti e sugli uomini politici del decennio successivo alla morte del Cavour. Ferocemente avverso non solo al partito d'azione ma anche allo stesso Garibaldi, contrario all'irredentismo di Trento e Trieste, tanto favorevole al debole Rattazzi che gli sembra uomo di grande energia, quanto avverso al Ricasoli, notoriamente il più rigido ed austero degli eredi del Cavour, che egli giu­dica un uomo divorato dall'orgoglio e dalla passione di dominare sugli altri, onde lo veggiamo a Broglio con un piglio aristocratico che non è più dei nostri tempi, fare il feudatario, e a Firenze, nell'alto seggio in cui è accarezzato dai demagoghi, fare il grande liberale con gli uomini estremi della sinistra): il Paleocapa non ha davvero quella serenità di giudizio che ai potrebbe aspettare da un moderato.
Il Di Prima, a causa di quella tendenza apologetica da cui non è facile guar­darsi verso un personaggio che sia oggetto di uno studio accurato, avrebbe forse potuto mettere maggiormente in rilievo questo aspetto della personalità del Paleo­capa, che Io ha affascinato e non ingiustamente soprattutto per il suo aspetto
morale.
Neppure lodevole ci sembra il principio di pubblicare in appendice tutto il volu­minoso carteggio del Paleocapa, tratto prevalentemente dagli archivi Torelli e Manara, che non presenta per lo più se non un interesse molto modesto; il Di Prima ha