Rassegna storica del Risorgimento

DA COMO UGO
anno <1942>   pagina <117>
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Libri e periodici 117
a re Vittorio Emanuele e lo supplicavano di pagaie al Santelli, tanto benemerito, il debito di tanti esuli, che era il debito d'Italia.
L'afflusso degli emigrati nell'isola fu continuo dal 1815 al 1859 ed il numero degli esuli variava e risentiva il corso dei principali moti ed avvenimenti che si susseguivano nella penisola. Si ebbero ondate migratorie nel 1821, nel 1831 quando falli miseramente la rivoluzione dell'Italia Centrale, nel 1843-45 dopo i moti di Romagna, nel 1849 dopo la valorosa resistenza livornese agli Austriaci, nel 185354 quando infelici tentativi mazziniani obbligarono tanti patriotti ad abbandonare il proprio paese.
Da ogni parte d'Italia, dunque, vennero gli esuli in Corsica, chi per una breve sosta come il Mazzini che, sbarcato nell'isola con l'intenzione di organizzarvi una spe­dizione verso le coste italiane, dovette poi rinunciarvi e ripartire ricordando poi sem­pre la breve ospitalità còrsa, di quell'isola tutta italiana non solo per aere natura e favella, ma per tendenze e spiriti generosi di patria, come egli stesso ebbe a scrivere in seguito. Altri, invece, si trattennero neh" isola più a lungo, come Giovanni La Cecilia, Giuseppe Ricciardi, Carlo Pigli, apprezzato ed amato dalla popolazione per la sua instancabile assistenza medica, il Guerrazzi ed il Tommaseo, che proseguirono nei loro studi ed approfondirono le loro cognizioni sull'isola, sulla sua storia passata e sui suoi eroi. L'elenco degli esuli italiani in Corsica non si esaurisce con questi pochi nomi: a centinaia, uomini noti o sconosciuti, di condizione agiata o bisognosi di sassidi, si tra­sferirono in Corsica tra il 1815 e il 1860, organizzando società, associazioni carbonare, come ad esempio la Carboneria Còrsa, partecipando insomma, nel limite delle loro possibilità, alla vita politica ed ai moti rivoluzionari della vicina Italia. Lo stesso Maz­zini, esule nel 1836 a Grenchen, si adoperò per un' intesa piò intima tra Carboneria Còrsa e Giovine Italia .
Quasi ininterrottamente gli esuli italiani, aiutati da patriotti còrsi, nutrirono e prepararono programmi rivoluzionari e progetti di spedizioni fino a che l'isola, con i suoi monti selvaggi, i suoi boschi incolti e le sue coste in parte disabitate, dopo più di cinquanta anni di. asilo e rifugio a numerosi patriotti e cospiratori italiani, divenne poi la via di scampo a disertori e delinquenti.
Nel volume pubblicato dall'ISPI il paesaggio che fa di sfondo alle vicende dei pro­fughi è costituito dall'arida ed inospitale Tunisia: né si può negare che anche la rievo­cazione di quell'ambiente di esuli abbia un suo carattere di desolazione e di povertà. La Tunisia era rispetto al Regno delle Due Sicilie ciò che la Corsica era per il Gran­ducato di Toscana, ed attirava in' gran numero gli esuli politici da quelle terre meridio­nali; ma, specialmente negli anni che corrono tra la rivoluzione del 182021 e quella del 184849, la storia di quegli esuli è una storia di miseria e di miserie: ciò si spiega col carattere tutto speciale della migrazione napoletana, costituita da profughi che venivano convogliati verso la Tunisia dal Governo stesso e sotto il suo controllo. Per­ciò fino al 1848 la grande maggioranza degli esuli residenti in Tunisia fu costituita da sudditi dei re borbonici: in gran parte povera gente, che aveva bisogno del sussidio governativo per campare la vita, onde le corte del Consolato napoletano sono molto ricche di notizie riguardanti gli esuli.
Con gli armi più prossimi alla rivoluzione del 1848 si solleva il tono morale e materiale della colonia italiana in Tunisia: non ultima delle cause, l'aumento del numero dei profughi piemontesi in confronto a quelli napoletani. Da allora il Pie­monte va acquistando sempre maggiore influenza e prestigio sul governo beylicale, influenza che, specie nel periodo che segnava ravvicinamento franco-piemontese, ben s'accordava con la grandissima influenza che sulla Tunisia esercitava la potenza francese.
Naturalmente la vita degli esuli italiani in Tunisia rispecchiava, come la vita degli esuli in Algeria e in Corsica, sia pure indirettamente e da lontano, il corso dei principali avvenimenti politici europei; ed il Michel, dopo essersi a lungo intrattenuto sulla propaganda mazziniana svolta presso quei profughi per lo più appartenenti al