Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <158>
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158 Manno Ciravngna
le campagne.1) In molte terre del Piemonte la raccolta, nel 1797, non oltrepassò la metà di quella deU'auuo precedente: il prezzo del grano salì fino a 8 lire remina, a 9 il miglio; i ceci si pagarono anche 10 lire e 12 le lenticchie, cose non più udite ab immemorabili.2* Si ricorse da ogni parte al Governo per aiuti; esso, li per li. non potè far fronte che minimamente alle numerose e pressanti richieste.3) II Diret­tòrio comprese che era giunto il momento propizio. Già il 1 giugno si era fatto un altro tentativo per perdere il Re. Alcuni sediziosi armati si erano appostati sulla strada della Venaria, dove doveva passare il monarca per recarsi al castello di Rivoli a far visita al Duca d'Aosta e alla Duchessa, che si trovavano li a villeggiare. Avevano con se penna, calamaio e uno scritto e intendevano di forzare il Re a firmare un atto di rinuncia a favore del popolo: in caso di resistenza l'avrebbero rapito e condotto nella Cittadella. O i giacobini non distinsero la car­rozza reale o si sbigottirono per qualche cosa veduta: il fatto è che il Re potè tornare salvo a Torino. Poiché il tristo progetto neanche stavolta era riuscito, si trovò il pretesto della carenza del grano per muovere le masse rurali, irritate, invero, per le lunghe sofferenze delle guerre continue e per il peso insopportabile dei gravami.
Insurrezioni scoppiarono in più luoghi, tra il 20 e il 23 luglio: a Torino, a Biella, a Novara, a Mondovi, a Fossano, a Benevagienna, a Savigliano, a Tortona, a Moncalieri, a Moncalvo, a Carignano, a Chieri, ad Asti, a Racconigi, a Vercelli, a Cuorgnè.
A Carignano, a Chieri, a Cuorgnè, le popolazioni, che conservavano immutata la loro devozione al Sovrano, si ribellarono agli istigatori e ne fecero scempio. Ma a Fossano una frotta di contadini a mano armata fece oltraggio alle case di un letterato dabbene, il conte Bava di San Paolo, accusato di usura e di tener nascosto il grano nei granai. 4) A Torino si prese occasione che un panettiere si era ricusato di vender pane per saccheggiar botteghe, per gridare il nome di libertà, e per
1) Vedi, oltre le opere italiane già citate, la Storia d'Italia di CARLO BOTTA dal 1789 al 1814, tomo II, libro XI, Torino, UTET, 1868; B. MANZONE, La città di Bra dall'anno 1789 al 1814, Bra, Casate, 1880, p. 97 e segg. e l'ottimo studio del PRATO, La vita economica in Piemonte a mezzo il secolo XVIIL Torino, 1908.
2) Sono le ultime parole della Cronaca di don Carlo Tinivclli, continuata dal capi­tano Luigi Boniscontri (vedi LUMBHOSO, Memorie del buon tempo antico, Torino, Loescher, 1889).
3) Vedi MANZONE, op. cU.
*) Vedi, oltre il BOTTA già citato, D. CARUXTX, Storia della Corte di Savoia durante la rivoluzione e Vimpero, Torino, 1893, voi. IL Utilissime sono, per tutti gli avveni­menti qui narrati, le notizie riportate nella diligentissinm Cronaca inedita dell'abate