Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <159>
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Moti popolari in Piemonte sulla fine del '700 159
inveire contro la monarchia.1* A Moncalieri la sera del 23, giorno di domenica, in cui si solennizzava la festa del beato Bernardo di Barden, poco prima della mezzanotte una folla di artigiani e di campagnoli che voleva la diminuzione dei prezzi di tutti i generi, urlando e imprecando irruppe nel borgo Ajrali e die inizio ad una rivolta che durò quattro giorni e potè essere a stento domata dalla truppa regia, intervenuta ' numerosa al comando del generale marchese Colli. 2)
A Racconigi si tolsero i monogrammi e le insegne reali dei pubblici palazzi, si spezzarono gli stemmi, si saccheggiarono magazzeni, ai estor­sero cibarie dai conventi, si requisirono armi da fuoco o da taglio nelle case dei nobili. Contadini armati di falci, di forche, di tridenti percorsero la città cantando la Carmagnola al suon di pifferi e di tamburelli e inneggiando alla repubblica, alla Francia, a Napoleone.
Ad Asti, particolarmente, il moto assunse vaste proporzioni. 3'1 Sulla piazza del mercato, ove era giunta gran quantità di grano inviata apposta per veder di sedare il malumore del popolo, una folla numerosa proveniente dalla campagna, sobillata dai novatori del luogo, che erano molti e compatti, si die a vociferare e a tumultuare, chiedendo la puni­zione degli accaparratori e la diminuzione dei prezzi. Nulla avendo otte­nuto, diede di piglio alle armi e assali e costrinse alla resa i soldati regi che in numero di 1500 stanziavano nel Castello; proclamata la repubblica, assoldò un corpo di volontari, composto dei capi di casa, il quale doveva tenersisempreprontoperognistraordinariacontingenza.il 31 luglio la città fu rioccupata da 12.000 tra fanti e artiglieri al comando del generale Colli e del cavaliere Policarpo d'Osasco; ma, ad onor del vero, prima del­l'arrivo dei soldati era già stato restaurato l'antico regime per opera della stessa gente minuta, la quale, ricordando sbigottita le nefandezze com­piute in Francia, temeva dal reggimento repubblicano l'estremo dei mali.
Finalmente il Governo comprese la gravità del momento e corse, come potè, ai ripari. 4) Con un editto del 24 luglio comandava che si
don Stefano Incisa, conservata nella biblioteca del Seminario vescovile di Asti (vedi a proposito: GABOTTO e GABIANI, Le carte dell'Archivio capitolare di Asti, Pinerolo, Chiantore, 1907. Vedi anche DELLA CHIESA FRANCESCO AGOSTINO, Descrizione del Piemonte. Manoscritti della Biblioteca di S. M. a Torino.
4) Vedi COGNASSO, Storia di Torino, Torino, Lattcs, 1934, p. 216.
2) Vedi del LUMBHOSO l'opera già citata.
3) Sul moto astigiano, oltre la Cronaca inedita, già citata, dell* Incisa, vedi: CARLO GRANDI, La Repubblica di Asti del 1797, Asti, Michelerio, 1880. N. GEBXAND, Rivo­luzione, controrivoluxione e controrepubblica di Asti nel 1797, Pinerolo, Chiantore, 1903.
4) Tatti i provvedimenti presi dal Governo in qnel tempo sono diligentemente riferiti dal Botta nell'opera citata.