Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <161>
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Moti popolari in Piemonte sulla fine del '700 161
Steinghel, a scompigliare gli usseri, i quali, senza il pronto intervento di Murat, si sarebbero dati alla fuga. Poiché, promosso tardi maresciallo di alloggio, aveva fatto qualche rimostranza, lo si era sospettato di aver tramato, nel gennaio del 1797, con l'amico Boyer, alla vita del Re. L'esecuzione ebbe luogo il 7 settembre sugli spalti della Cittadella di Torino, tra il compianto dei numerosi cittadini accorsi allo spettacolo doloroso.l) Pochi giorni prima era andato al patibolo, intrepido e sor­ridente, Pietro Francesco Govean, perdonato prima e poi processato quale capo e sedicente generale dei moti di Racconigi. Ad Asti i giusti­ziati furono oltre trenta, di cui un buon numero (Arò, Serrati, Testa, Trincherò, Rattino, Manzo, Celotto, Rivella, Chiomba, Raspi) assai noti per la loro larga e attiva propaganda. A Chieri in un sol giorno furono condotte a morte ben venti persone. Tante condanne e tanti feroci vendette non giovarono certo né alla tranquillità degli animi né alla stessa causa del Governo; ma preparavano nuovi dissensi e nuove agitazioni per l'avvenire.
Nel marzo del 1798 la Repubblica Cisalpina mandò a Torino un nuovo plenipotenziario, il Cicognara, la Repubblica Francese un nuovo ambasciatore, Pier Luigi Guingène; e tutti e due ebbero le identiche istruzioni: fingere di accarezzare il Re, ma segretamente spalleggiare i giacobini, umiliare i nobili, democratizzare a mano a mano il Piemonte,
Gli effetti furono presto evidenti. Nell'aprile i patriotti piemontesi esuli a Milano e a Genova, con artiglierie e con munizioni tentarono d'invadere lo Stato sabaudo. 2) Una grossa banda marciò verso l'alto Novarese; un'altra, proveniente dalla Francia, scese nelle valli valdesi; due altre mossero dalla Liguria. Il Re emanò un editto con il quale invitava i sudditi ad armarsi, ad aiutare a ristabilire la pubblica quiete e a estirpare gli infesti sediziosi; prometteva perdono ai disertori, minac­ciava pene severissime per i ribelli. L'esercito ancora una volta in gran maggioranza fu pronto a difendere il proprio sovrano: Alciati, Del Carretto di Millesimo, Policarpo di Osasco, Avogadro di Ronco con i loro uomini fedeli si opposero agli insorti e ne impedirono la discesa nella pianura. In alcuni luoghi, ad esempio attorno al castello di Domodossola e tra Gravelona e Ornavasso, si combattè con indicibile accanimento.
i) Il Botta cosi lascio scritto di lui aveva l'animo innocente e dell' innocenza prima; il mal fare odiava più che la morte, e il mal fare degli altri il moveva piuttosto a compassione che a odio; tanto era la sua natura dolce e confortabile.
2) Vedi le Mémoirea du Comic Mioi. già citate, dell'Archivio di Stato di Torino.
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