Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <162>
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162 Manno Ciravegna
I repubblicani ebbero una terribile disfatta: assaliti alle spalle dai granatieri dei reggimenti di Savoia e della Marina, lasciarono la vita sul campo o caddero in potere dei vincitori. La popolazione si imi all'esercito per dare la caccia ai fuggiaschi.
Nondimeno ingrossava lo sciame repubblicano, alimentato subdo­lamente dalla Francia. I patriotti, ormai sicuri e baldanzosi, spadro­neggiavano dappertutto e cominciarono a tirar dalla loro vescovi, nobili e potenti: ufficiali francesi addestravano alle armi; persone nuove, venute dal di fuori, avevano il compito ben deciso di spiare ogni cosa e di inventar pretesti per fomentare odi e discordie. Si cercò di convin­cere il Governo piemontese che per procurar la pace a Torino e al Pie­monte (così si diceva a Parigi e a Milano) il mezzo migliore era di occupare la Cittadella. Ad onta dei consigli contrari dei suoi ministri e dello stesso Duca d'Aosta, Carlo Emanuele cadde nel laccio delle false promesse. Il 3 luglio la Cittadella passò nelle mani del generale Colin che la presiedè con 2000 soldati. Secondo i patti firmati i francesi dove­vano passare non in città, ma per la porta di campagna, chiamata allora la porta di soccorso; dovevan portare rispetto ai preti e lasciar celebrare liberamente le funzioni e non dovevano molestar il popolo; l'occupazione sarebbe durata non più di due mesi. Ma cominciarono ben presto le provocazioni, create ad arte per averne motivo per una azione definitiva. Le insolenze crebbero a dismisura: i soldati cantavano in città canzoni rivoluzionarie, facevano insulti e versacci alla gente che passava, la quale rispondeva con imprecazioni e con fischi; scen­devano in città, entravano nelle osterie, si avvinazzavano e facevano a pugni con i popolani. *) Ogni sera erano schiamazzi, alterchi, zuffe. Il Governo metteva ogni opera per frenare l'indignazione dei cittadini, ma non riceveva in compenso dagli avversari che accuse e prove imma­ginarie di insidie. Il 1 dicembre il generale Joubert, prima ancora di ricevere ordini precisi,2) tolse il comando della Cittadella a Ménard, che era stimato troppo debole e non alieno dal favorire gl'interessi del Re, e lo affidò a Gruchy, che imprese subito a far preparativi formidabili (egli li chiamava semplicemente precauzioni) per bombardare la città.
Due giorni dopo, 300 soldati, usciti all'improvviso dalla Cittadella, occupavano di sorpresa Chivasso. Frattanto due colonne entravano
3) Vedi COCNASSO, Storia di Torino, già citata, p. 218.
2) Secondo lo SCIOUT (op. eie.) solo sci giorni dopo, il 6 dicembre, il Direttorio decise definitivamente di rovesciale la monarchia, qnando già l'azione promossa arbi­trariamente dal generale Joubert era ormai compiuta.