Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <163>
immagine non disponibile

Moti popolari in Piemonte sulla fine del '700 163
in Novara, un'altra occupava Susa, una-quarta occupava Cuneo. II generale Montrìchard, impadronitosi di Alessandria e di Asti, con celere marcia si era portato sino a Superga. Il 7 dicembre il ministro Prìocca propose che si facesse una protesta pubblica vibrata e dignitosa1) e si pregasse il Ministro di Prussia di interporre i suoi buoni uffici per far desistere la Francia dai mali intenzionati propositi. Ma il Re, visto ormai vano ogni tentativo di difesa e disperando di ogni aiuto, benché il Duca d'Aosta insistesse di resistere ad ogni costo, accettò tutte le imposizioni di Joubert, rinunciò all'esercizio dei suoi poteri, disdisse la protesta magnanima già pubblicata e resa nota, diede in ostaggio, secondo il patto, il ministro Priocca, che si recò alla Cittadella con passo sicuro, attraversando a piedi la città tra il popolo aspettante e silenzioso;2) e la sera del 9 se ne parti con la famiglia per il volontario esilio in Sardegna.
Il Governo provvisorio prese subito gravi provvedimenti contro le persone privilegiate, di cui molte, con dispaccio particolare del generale Grouchy, ebbero l'ordine di andare in Francia e di prendervi domicilio sotto la vigilanza immediata della Repubblica. Abolì i fide-commessi e le primogeniture, tutti, i titoli, le divise e le distinzioni nobi­liari, proibì l'uso delle livree, delle trine, delle armi, degli stemmi gen­tilizi, ordinò che si avesse ad usare il solo titolo di cittadino.3) In molti luoghi i ritratti del Re furono fatti ardere su di un rogo alla presenza della truppa e della popolazione civile *) o furono deturpate e fracassate le loro statue.
Su ogni piazza di dovette piantar l'albero della libertà, ornato di emblemi e di bandiere; e attorno ad esse la moltitudine si aggrup­pava intonando la Carmagnola e trescando, stordita dall' incalzare degli
L) La protesta è riportata dal Botta. Neu'Archivio di Stato di Torino si trova nel mazzo 59 delle Negoziazioni francesi.
2) Vedi CARLO CALCATERRA, Vittorio Alfieri nell'Italia Nuova, Asti, Casa Alfieri, 1939, p. 19.
3) H decreto fu bandito il 20 frimaio dell'anno Vii della Repubblica dal palazzo nazionale di Torino.
*) A Cherasco, ad esempio, il 27 gennaio di quell'anno, giorno di domenica in mezzo al furore del popolo e al grido di viva l'Uguaglianza e la Libertà, a tutte le per­gamene e titoli di nobiltà ivi ammassati... fu appiccato il fuoco dal Presidente della Municipalità, medico Gio. Amedeo Taricbi, con successivo abbruciamento di ritratti,, quali già prima esistevano nel palazzo della città, dei re Vittorio Amedeo II, Carlo Emanuele III, Vittorio Amedeo III e Carlo Emanuele IV, ed arringa allusiva del vicegiudice Costamagna, susseguita ancor'essa da un gran ballo in sulla stessa pub­blica piazza (Saggio manoscritto inedito di Storia cronologica della famiglia De Lunet, conservato nell'Archivio Adriani).