Rassegna storica del Risorgimento
1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1942
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164 Marino Ciravegna
avvenimenti, spinta alla seduzione del frastuono più per altrui imposi* zione, o per piacere ai nuovi dominatori, che per spontaneo convincimento. Ma poiché le spese aumentavano spaventosamente (in soli tre mesi il Governo provvisorio consumò 34 milioni, cifra addirittura strabiliante per quei tempi) tutti i mezzi di tassazione e di spogliazione furono escogitati per impedire la rovina completa dello Stato. Si ricorse anche ai rimedi estremi: si dichiararono arredi nazionali gli arredi delle chiese. dei santuari, delle confraternite, dei conventi, dei monasteri, delle sinagoghe, si fecero tagliare i sigilli di metallo prezioso e perfino i cordoni d'oro ai diplomi imperiali, alle bolle pontificie e ai trattati pubblici conservati negli archivi. In qualche borgo furono precipitate a terra le campane e mandate ad esser fuse per far cannoni.1)
Cominciarono i mormorii e le dissenzioni. In alcuni luoghi si osò distruggere nottetempo gli alberi della libertà e anche prendere le armi e dalla campagna irrompere improvvisamente in paese. Nella valle di Aosta, sulla strada da Alessandria a Tortona, sulla strada di Cuneo, si uccisero arditamente, anche di pieno giorno, francesi incontrati per caso.
Il 24 dicembre i commissari proibirono la messa di mezzanotte e comandarono di celebrare le feste ballando e trincando attorno agli alberi, sulle pubbliche piazze. Quei di Calosso, di Costigliole, di A gli ano d'Asti (in tutto cica 800 persone) si avviarono armati verso Alba per unirsi a quella popolazione e a quella dei dintorni per un'aperta rivolta. La cosa non riuscì perchè, incontratisi con i patriotti e alcune compagnie del reggimento Piemonte furono costretti a retrocedere Grouchy diede allora ordini severissimi, che non servirono altro che ad accrescere il celato malumore: contributi decuplicati rispetto all'ordinario per i Comuni che tentassero di ribellarsi; fucilazioni immediate per chi detenesse armi da fuoco e munizioni tre giorni dopo la pubblicazione del bando; distruzione di ogni paese ove venisse versato sangue francese. Ma il peggio fu quando il Governo, non sapendo come uscire da tanti guai che crescevano ogni giorno, decise di promuovere l'unione del Piemonte alla Repubblica Francese, sperando in tal modo si sfuggire alla terribile oppressione finanziaria. I municipalisti di Torino aderirono volentieri; si sperava perciò che la deliberazione della capitale tirasse con sé tutto il paese.2) Furono inviati commissari per ogni dove per la propaganda; ma, nonostante le pressioni e le violenze, non si raccolsero
i) Vedi BEBNOCCO, Cenni geografico-storici su Barbaresco d'Alba, Cheraaco, Raselli, 1930.
-) Vedi COCNASSO, op. cu., p. 222.