Rassegna storica del Risorgimento
1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1942
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Moti popolari in Piemonte sulla fine dal '700 165
che 125.000 voti. La gente in verità era spaventata. Correva con insistenza la voce che, avvenuta runione, i Francesi avrebbero soppressa la religione, che i parroci sarebbero stati cacciati, che tatti i giovani abili sarebbero stati inviati in Francia a combattere. Si indissero feste e conviti per la celebrazione dell'unione; ma a Savigliano, a Fossano, a Cuneo vi fu un vivo fermento. A Torino in particolare si agitarono i patriot ti che avevan di mira di scacciare dall'Italia lo straniero. Furono arrestati, tra gli altri, Fantoni, Bongiovanni, Ricchetta, Stura, Ferrari, Carelli. A Magliano e a Castelnuovo Bormida, per tema che i commissari imponessero la coscrizione, i popolani suonarono a stormo le campane di e notte per più giorni. A Rivalta cacciarono il commissario e poco mancò non l'uccidessero. A Stervi, atterrato l'albero della libertà e oltraggiati i municipali, la popolazione scese armata per le vie, deliberata a tutto. Il vescovo di Acqui, monsignor Giacinto della Torre, accorse per far da paciere, ma ecco sopraggiungere il comandante della piazza, il capitano Baizat, con un distaccamento della 29a brigata di fanteria. Il vescovo interpone i suoi preghi presso il capitano perchè non si versi 6angue, ma poiché gli Strevesi strepitano e si rivoltano anche al prelato, il capitano ordina il fuoco. Cadono morti il comandante e un ufficiale; alcuni soldati sono feriti. Fatti arditi per la vittoria, gli uomini di Strevi, istigati dal medico Porta, dallo scritturale Laneri e dall'abate Domizio Arbaudi, si avviano verso Acqui, s'impadroniscono della città, saccheggiano il quartiere degli ebrei, arrestano i giacobini più in vista, nominano un intendente e un capo e, disordinati e furenti, deliberano di liberare tutto il Piemonte dai Francesi delapidatori. Da Acqui inviano lettere a tutti i Comuni vicini perchè si suonino le campane e si raccolga quanta più gente si può: la turba, che ingrossa a mano a mano (i sollevati sono circa 8000) si porta ad Alessandria al grido di Viva il Re, Viva l'Imperatore d'Austria, devastando ogni cosa nel cammino, malmenando e uccidendo chi cerca di frenare la massa e di opporsi agli eccessi. Giunti in Alessandria, sono fermati dalle truppe del comandante della piazza Mail, che comincia a sparare maledettamente: 400 cadono al suolo, gli altri si disperdono e si danno alla fuga. S'inizia una feroce reazione. Il generale Groucby si porta egli stesso ad Acqui, fa arrestare e condurre ad Alessandria i più gravemente indiziati: una trentina sono passati per le armi, tra cui l'abate Arbaudi e il medico Porta, caporioni del tumulto. Tra i molti condannati al carcere duro figurano nomi di appartenenti a famiglie di illustre nobiltà piemontese: il capitano barone Andrea Accusani, il conte Scati, il conte Radicati. Il vescovo stesso è preso in ostaggio.