Rassegna storica del Risorgimento

1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <167>
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Moti popolari in Piemonte sulla fine del *700 167
di Cisterna, irrompono nelle chiese, invadono il palazzo municipale e le case dei giacobini; mettono a soqquadro ogni cosa, invocando il ritorno dei Re, e non si arrendono se non quando sono fatti a pezzi dall'artiglieria nemica. Gli stessi vescovi, che avevano prima inneg­giato alla repubblica, ad Asti, ad Alba, ad Acqui incitano dai pulpiti alla ribellione, predicano che ammazzare i Francesi è dovere di cristiani e permettono che in nome della fede si compiano le più inaudite vendette. 1 monaci si armano come saraceni, prendono il comando di bande di fedeli, impugnano i fucili e danno la caccia ai soldati francesi sperduti e ai drappelli sbandati. A Piscina, a Pinerolo, a Carmagnola nuove rivolte, nuovo spargimento di sangue. I/aiutante generale Fressinet, comandato a reprimere il tumulto di Carmagnola, avanza con 6000 uomini, baldanzoso e sicuro di sé. Ma prima di entrare in paese manda un messaggio agli abitanti: emendatevi e vi sarà usata clemenza, altri­menti saran fatte di cenere le vostre case. Rispondono neramente i Garmagnolesi : deponete le armi e consegnateci in ostaggio cinque ufficiali. Fressinet non attendeva tanta fermezza; esasperato si prepara all'assalto. Ma è prevenuto. Le forze sono impari, ma i buoni piemontesi non cedono; al ponte di Carmagnola hanno la peggio, ma non desistono ancora dalla lotta cruenta: ridotti a pochi, continuano a combattere finché cadono nelle mani dell'avversario che li fa tutti passare per le armi.
Nel Novarese, nel Vercellese e nel Canavese turbe di vagabondi, di disertori, di profittatori hanno per capo un antico ufficiale a riposo, Branda Lucioni (chi lo dice nativo del Friuli, chi di Varese), che si fa chiamare commissario dell'Imperatore e del Re e messo di Dio. Ha per segretari due cappuccini, per stato maggiore preti e frati di ogni razza e di ogni colore, con crocifissi, aspersori, coltelli e pistole. Dove giunge sradica l'albero della libertà, vi pianta al posto una croce, si butta in ginocchio, prega, si confessa, si comunica, poi mangia e beve copiosamente. Opporsi ai suoi capricci oltraggiosi, alle sue voglie diso- heste equivale ad essere sentenziato a morte. Dovunque ei passa è un delirio di fango e di sangue. 2)
Frattanto gli Austro-Russi avanzano speditamente a destra e a sinistra del Po. Moreau, che vuol avere libero il passo per il colle di Tenda, si porta a Cuneo e lascia molte terre indifese. A Cherasco il
0 Vedi CASOTTI, op. eh. Vedi anche R. MENOCCHIO, Memorie storiche della città di Carmagnola, Torino, 1890.
2) Vedi CABUTTI e FRANCHETTI, opere citate.