Rassegna storica del Risorgimento
1796 ; PIEMONTE ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1942
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168
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168 Marino Ciravegna
comandante Chevalier non ha con sé che un centinaio di uomini. Giovanni Battista Ciravegna, già sottotenente negli usseri di Condè e ora addetto allo Stato Maggiore di Vahassowitch uomo audacissimo e di irrequieta natura, inviato dall'Austria nella sua terra per sollevare le Langhe, raduna improvvisamente i suoi paesani, cui si aggiungono uomini di Bene-Vagienna, di Novello e di Piozzo (in tutto circa un tremila) e si presenta davanti alle mura di Cheraseo per snidarvi i tricolori francesi e intimare intrepido a quel comandante la subita resa della città e del castello a S. M. il Re di Sardegna. E poiché il Chevalier si ostina nel rifiuto, fa sforzare le porte con indomito coraggio, occupa i cannoni che ne difendono le mura, fa schiantare e ardere gli alberi libertini e, non pago della già eroica impresa, corre ad investire il castello per prenderlo d'assalto. Sul momento i Francesi cercano di resistere, ma, vista poi ogni impossibilità di difesa, si arrendono. I patti sono gravi: uscire con le mani scaricate e distruggere il ponte sulla Stura formato di barche. Ma mentre i Francesi stanno per uscire una raffica di fuoco li investe. Vista la mala parata, quei di dentro non osano più affacciarsi all'entrata e si nascondono impauriti nelle parti più. segrete del castello. Gli assalitori furibondi entrano, cercano, frugano, mettono sossopra ogni cosa finché li rintracciano e barbaramente li uccidono.x>
Quei di Mondovi all'annuncio del fatto strepitoso dei Narzolesi, da cui ricevono soccorsi di cannoni e di munizioni, riprendono ardire. Moreau manda contro Cheraseo 3000 soldati comandati dal generale Partenaux e contro Mondovi Garrau, Seras e Frassinet con 2000 fanti, 400 cavalli e 8 cannoni. Ma i Narzolesi, dopo una disperata difesa scacciano Partenaux e i suoi 3000, pongono la città sotto lo stato d'assedio e armano pattuglie che di e notte recidono lungo la Stura le funi ai ponti e affondano le navi per il trasporto dei passeggeri per impedire che il soccorso macchinato, promosso ed aspettato dai giacobini abbia luogo.
A Mondovi i sollevati, diretti da preti e da nobili (il conte di Ger-mignano, il cavaliere di Vonzo, il cavaliere di Montezemolo) rompono tutti i ponti, innondano la campagna e dall'alto delle vecchie torri
1) Il racconto è tratto da un documento inedito, di pregevole valore, che ai trova ora nell'Archivio Adriani di Cheraseo. Vedi anche un mio lavoruccio giovanile: Cent'anni di vita narzolese. Cheraseo, Raselli, 1902, pp. 6-7. H fatto, che riveste una particolare importanza anche perchè chi guidò il moto fu un mandatario dell'esercito alleato, è dal Casali, dal Botta, dal Pinelli, dal Bianchi, dal Saluzzo, appena accennato o riferito con. inesatta versione.