Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <188>
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Eugenio Passamonti
saldamente il suo predominio nel Mediterraneo. Fu abile il Pollone nel prospettare le ragioni dell'operato francese, quantunque esse fossero note all'Aberdeen, che più del ministro sardo conosceva le più recondite finalità del Quai d'Orsay. Il Pollone dichiarò al capo del Foreign Office che la Sardegna non voleva in alcun modo che Parigi si intromettesse fra di essa ed il Bey, per due cause fondamentali. La prima era, come ne scrisse poi al La Margherita:
que nous voulions, selon no tre ancienne habitude, tonjours préferer l'intervention anglaise, jnstifiée d'aifleurs en ce cas-ici pax la circonstance que notre traité avait été conclns par sa médiation. Secondément, en faisant une démarche coileetive donnait à cette affaire un caractcre, une importance qui auraient pu tirer des complicationa et le gener.T)
L'avere insistito sul fatto, che il rifiuto dell'intervento francese nella vertenza con Tunisi, era stato suggerito anche dal desiderio di impedire, che l'equilibrio del Mediterraneo fosse modificato a favore della monar­chia orleanista, fece sì che l'Aberdeen volesse a fondo esplorare il pen­siero del suo interlocutore e del suo Governo, per conoscere, se esso fosse sincero o se ciò non fosse che un'abile manovra, per costringerlo a rive­lare il suo animo e a far intendere che, offrendo la mediazione britan­nica, egli provvedeva più agli interessi inglesi che a quelli sardi. Infatti il Pollone, notò, il 5 febbraio, una certa sostenutezza nell'Aberdeen quando gli comunicò la ferma decisione di Torino nel non volere in alcun modo la Francia nella vertenza con Tunisi: il diplomatico britannico anzi mostrò, sulle prime, di voler sistemare la questione fra il Piemonte ed Ahmed, senza ferire la dignità e l'orgoglio del Governo di Luigi Filippo. Ma quando si convinse della sincerità del Pollone e della fermezza delle sfere politiche torinesi, nel respingere assolutamente il Quai d'Orsay, quale arbitro della questione, per la ferma convinzione che esso sarebbe stato il peggiore negoziatore che il Piemonte potesse attendersi, allora l'Aberdeen mutò contegno e parole. Convenuto con il Pollone che nessuno poteva fare in Europa affidamento sulla Francia per la instabilità de' governi, la mutevolezza delle idee e la tendenza rivoluzionaria che ne caratterizzava'l'esistenza, dopo la fine del sec. XVIII, l'Aberdeen non nascose la preoccupazione sua e degli ambienti britannici per la occupa­zione di Algeri, per dimostrare quale e quanto fosse l'interesse inglese nell' impedire, che il più piccolo avvenimento favorisse il consolidarsi e l'ampliarsi della influenza francese in Tunisia in specie, in generale, poi,
>) A. S. ?., Lettere Ministri* Gran Bretagna, mazzo 116, il Follone al La Margherita, 20 gennaio 1844.