Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1942>   pagina <193>
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La vertenza franco-sarda per Tunisi (1843-1844) 193
di comunicale al Quai d'Orsay che l'Inghilterra non condivideva il punto di vista della monarchia orleanista, vuoi nei riguardi della ver­tenza tunisina, vuoi sul diritto di S. M. Sabauda di sostenere le pro­prie ragioni, con tutti i mezzi che gli eran concessi dalla sua natura di Principe indipendente, mentre essa approvava le dichiarazioni del La Margherita. E si mostrava meravigliata, che sifosse potuto far tanto carico agli Stati Sardi, di avere essi preferito la mediazione britannica a quella di altro paese, specialmente perchè una siffatta scelta era conforme a tutta la condotta, seguita dal Governo piemontese nelle circostanze prece­denti, nelle quali erasi trovato in contrasto con la Reggenza tunisina. Il Keade, sollecitato dall'Aberdeen, non perse tempo. E, mentre con abilità adoperavasi per spianare la via rapida alle trattative ini­ziate al Bardo, si metteva d'accordo con il Bensì per conoscere esatta­mente l'ammontare effettivo delle perdite subite da' negozianti liguri, per domandare al Bardo una indennità che potesse essere corrisposta senza grave danno dalle finanze beycali. La mentalità consolare del Bensi, il quale non poteva perdonare al Reade la condotta ostile, tenuta verso di lui durante i primi tempi della questione, si manifestò nella riluttanza che egli manifestò nell'aderire all'invito del rappre­sentante di S. M. Britannica; la superarono gli ordini ricevuti, con sollecitudine, da Torino.1) Le successive intese fra il Consolato sardo ed il Reade, facilitate dall'attività del Fasciotti e del Farina, portarono alla conclusione che, in realtà, erano esagerate le cifre presentate dal Peloso e che, nel più. largo computo, i danni, subiti dal commercio ligure per la circolare di Ahmed, assommavano a circa 50.000 lire. Avrebbe voluto il Bensi che gli accordi, che si avviavano rapidamente ad una soddisfacente conclusione, avessero affermato apertamente il torto del Bey per avere violato il trattato: l'avergli fatto comprendere il Reade, che ciò non solo non avrebbe agevolato la pacificazione degli spiriti, ma reso impossibile qualsiasi accomodamento, gli riuscì grave e la
1) Sebbene la condotte insolente e le ripetute ingiustìzie e gli affronti, fatti da detto funzionario a tutti indistintamente gli agenti ed ufficiali di S. M. ed a me stesso, sarebbero stati, in tutt'altra circostanza, sufficienti motivi, perchè io mi astenessi dal mettermi seco lui in relazione* pure fattomi conto del sullodato riverito dispaccio di V. E. e riflettendo quanto in questo momento politico potrebbe riuscire vantaggioso ai servizio del Re un atto di convenienza verso l'Agente surriferito, ho fatto forza a me stesso, e, soffocando ogni personale risentimento, mi determinai a pregare questi signori ufficiali consolari di recarsi da lui e congratularsi seco della scelta che il Regio Governo aveva fatto nella di lui persona, per le trattative ebe il Bey aveva implo­rato dalla sua corte - (A, S. T., Consolati Nazionali, Tunisi, mazzo V, il Bensì al La Margherita. 1 aprile 1844).
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