Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <212>
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212 Romolo Quazza
che rispose con una sparatoria generale, uccidendo alcuni dragoni. Questi persistettero e allora il popolo ritornò in città e impegnò com­battimento nelle vie. Parecchi soldati furono uccisi dagli oggetti che venivano gettati dalle finestre con un accanimento incredibile. Venti morti rimasero sul terreno, quando i dragoni si decisero a ritirarsi in cerca di rinforzi.
La fanterìa, raccolta dal generale De Majo su di una piazza, fu lasciata inoperosa, sìa che il comandante non se ne fidasse, sia che rite­nesse i rivoltosi superiori di forze. All'una dopo mezzogiorno gl'insorti ricevettero un rinforzo di 10.000 uomini provenienti dai paesi vicini. Quando costoro entrarono in città, era alla loro testa il brigante Giam­battista Scordato, che la polizia cercava invano da quattordici anni. I capi della rivolta mandarono allora un messaggio al generale De Majo, proponendogli di unirsi a loro o di accettare battaglia. Le truppe regie sommavano a 5 o 6000 uomini; gl'insorti erano, dicevasi, 26.000.
Le trattative erano in corso nel momento in cui partiva per Napoli il bastimento Capri. Perciò le prime notizie, recate tutte a voce, segui­vano gli avvenimenti solo fino al punto che abbiamo narrato. Da esse si apprendeva tuttavia che la sera stessa della rivolta la nave era partita a mezzanotte - la città era illuminata come nei giorni di festa; che erano stati emanati ordini severissimi contro chi avesse commesso forti; e che la consueta passeggiata si era svolta indisturbata per le vie principali. Subito corse voce a Napoli che il moto si sarebbe esteso anche alle provincie di Lecce e Avellino ed al Cilento. Lord Napier inviò comunicazione immediata a Roma, a Malta e alla squadra Parker in Sardegna, affinchè passassero navi inglesi nell'Adriatico per preve­nire ogni intervento austriaco. Il Re ordinò l'immediata partenza per Palermo di otto battaglioni (4000 uomini) al comando del generale Roberto De Sauget. *'
Dal comandante di un vapore, arrivato da Palermo a Napoli la sera del 16 gennaio, il marchese di Balestrino ebbe un racconto più particolareggiato dell'insurrezione e lo trasmise al Governo a Torino. Il console Mosso dal giorno 10 non aveva più potuto inviare rapporti, tutte le comunicazioni private essendo interrotte, poiché i vapori portavano soltanto la corrispondenza per gli organi statali. Al pari del Balestrino neppure gli altri diplomatici riuscivano ad avere notizie dirette. )
*) Balestrino, 15 gennaio 1848. Vedi Appendice II.
2) Rapporto degli affari di Palermo quale fa consegnato al Ministro del Carretto di Balestrino il 17 gennaio 1848. Vedi Appendice III.
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