Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <224>
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Romolo Qunzza
cinquecento o seicento e procedevano guidati dai rispettivi capi recanti la bandiera tricolore italiana. Sul petto avevano quasi tutti l'analoga coccarda e con grida di Viva il Re, Viva Pio IX, Viva Palermo, Viva la Sicilia, Viva VItalia, chiedevano che il Re concedesse la Costituzione. La folla andò ingrossando continuamente e giunse quasi fino al limitare del Palazzo Reale, sebbene il governatore di Napoli, generale Enrico Statella, a cavallo, seguito da un drappello di usseri, avesse cercato di sciogliere con la persuasione l'assembramento *) ed infine avesse detto che si recava dal Re per invitarlo alle desiderate concessioni.z) Intanto era uscita dai quartieri la truppa armata ed aveva occupate le posizioni più importanti. Ordini superiori disposero che due pezzi di artiglieria fossero piazzati in modo da poter battere via Toledo. Susci­tarono fortissima emozione in tutti le cannonate sparate a polvere dai forti Sant'Elmo, del Carmine e dell' Ovo, e l'inalbera mento della ban­diera rossa, che sventolò sino all'imbrunire. Era il segno di allarme, che imponeva a tutta la guarnigione militare di agire a mano armata in caso di provocazione da parte del popolo. L'effet produit par le pavil-lon rouge qu'on arbora sur les forts et sur le palais du Roi a été effrayant, et tous les habitants de la Capitale ont été péniblement émus par certe espèce de déclaration de guerre, dont on aurait pu se passer : così com­menta il marchese Balestrino. Era da notare inoltre che alle grida dei dimostranti, grida clamorose e ripetute, avevano fatto eco le manife­stazioni di quelli che abitavano in via Toledo, tutte persone di elevata condizione sociale. Dai balconi, dalle finestre, dame e gentiluomini sven­tolavano i fazzoletti; la guardia d'interna sicurezza, pur presidiando
1) La narrazione collima con quelle comparse suH'Alba e sulla Patria, dove troviamo in più. l'episodio degli usseri caduti da cavallo e rialzati dalla folla. Sul Contemporaneo fu pubblicato un racconto più completo, comprendendo anche quanto diciamo in seguito, cioè le misure militari di intimidazione.
2) H rapporto dello Schwarzenberg al Metternicb del 31 gennaio 1848 (pubbli­cato dal MOSCATI, op. cil., p. 47) racconta come dopo la dimostrazione del 27 gen­naio furono travolte le ultime velleità di resistenza da parte del Re. Il generale Statella aveva arringato il popolo invitandolo a ritirarsi; e nello stesso tempo aveva ordinato al generale Bumann, comandante di una brigata svizzera, di caricare la folla, se l'ordine non era eseguito. H Bumann aveva risposto che non poteva far tirare su gente disarmata ed aveva invitato i dimostranti a sciogliersi confidando nell'amore del Re per il suo popolo; cosi aveva ottenuto lo scopo. Verso mezza­notte Ferdinando II convoco tutti i generali della guarnigione di Napoli, espose loro la situazione, domandò singolarmente il loro parere sul da farsi in caso di rivolta armata. Dopo quattro ore di seduta furono unanimi nel giudicare che ad una lotta prolungata l'esercito non avrebbe saputo resistere. Il Bumann più di tutti caldeggiò la concessione di istituzioni conformi allo spirito dei tempi. Il Re fece redigere il verbale della seduta e lo fece firmare da tutti i presenti.