Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <230>
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230 Romolo Quazza
Se, nonostante i richiami delle Potenze nordiche, si era venuti a tal punto, era segno che non si era trovato altro modo per evitare la guerra civile. *)
Ora Ferdinando II aveva percorso via Toledo a cavallo ed era stato salutato da una folla delirante immensa al grido Viva il Re. 2) La con­cessione della Costituzione fu comunicata ai membri del Corpo diplo­matico con lettera del Duca di Serracapriola datata del 29 gennaio stesso. Molti di essi erano lontani dal prevedere che il Governo avrebbe capitolato così rapidamente dinanzi alla rivoluzione. Il Balestrino narra che il Duca di Rivas e un altro rappresentante straniero avevano la sera innanzi manifestata l'intenzione di andare rindomani dal Nunzio perchè interpellasse Serracapriola del luogo dove dovessero rifugiarsi i diplo­matici in caso di bombardamento. A qualcuno,3) uscito di casa la mattina del 29 senza sapere dei nuovi decreti, capitò di essere oggetto di manifestazioni rumorose, di cui sulle prime fraintese il signifi­cato, temendo che si trattasse di quello che il giorno innanzi era parso inevitabile, cioè della rivolta, poiché si distribuivano craasi pubblicamente armi, polvere e piombo a chi ne voleva . Comitive di giovani percorrevano la città su carri pavesati di sciarpe e di coc­carde gridando come forsennati ; Napoli aveva un aspetto di gioia straordinaria . E con commozione indicibile salutavano l'avvenimento da lontano i molti esuli sparsi in tutte le parti d'Italia e fuori: tale, ad esempio, Giuseppe Massari nei giornale fiorentino La Patria. *)
(Continua). ROMOLO QUAZZA
1) In una lettera posteriore, datata del 2 febbraio, il marchese di Balestrino insistette ancora sugli stessi concetti, riconducendo allo stesso movente quello di tentare tutto per calmare gli spiriti eccitatila caduta di mons. Code e del marchese Del Carretto, la pubblicazione delle leggi del 18 gennaio e infine il rovesciamento completo della politica del gabinetto, il quale dopo aver ordinato il giorno 27 gennaio di tirare le salve d'allarme e di issare sui forti le bandiera rossa, vedendo poi che la folla era più irritata che spaventata, cedeva completamente il giorno 29. Vedi Appendice n. X.
2) Lo stato d'animo del Balestrino è rivelato da queste frasi: Maintenant c'est à la sagesse des Gouyerncmcnts italiens a se préserver de l'écho fort et réten-tissant que la Constitution Napolitaine ne manquera pas d'avoir dans la péninsule italìenne. Si Naples avait publié et snnetionné des réformes au premier de Pan sans attendre d'y Itre force par les événements, on n'aurait pas songé la Consti­tution. Dal disp. eie. del 29 gennaio.
8) In lettera privata al San Marza no, 29 gennaio 1848, il Balestrino racconta: Marras che veniva da me secondo il solito con una carrozzella, fu fermato al Caffè d'Europa, fatto scendere e là in mezzo a moltissime persone tutte con coccarda, si lesse a lui e ad un frate il decreto del Re, poi gridarono viva Pio DC, viva Carlo Alberto Principe Riformatore- e durante questi gridi duo vigorosi giovani lo alzavano da terra quasi in trionfo. Finita l'ovazione, lo lasciarono hbcroc capitò da me che era pallido come un morto, giacché tutto questo si fece in un minuto, uè egli uscito da casa sua sapeva dei nuovi decreti, ma temeva invece quello che avevano detto ieri, che cioè, se il Re non dava la Costituitine, volevano rivoltarsi in tutta regola.
4> Vedi 6. SFORZA* op. cit p. 487 e sg.