Rassegna storica del Risorgimento

BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1942>   pagina <270>
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270 Ugo De Maria
(arancio) si distaccava la bandiera nazionale tutta di pasta reale. Poi in un'altra guantiera un pesce di meravigliosa grandezza fatto nella più squisita maniera. Indi ancora un'altra piena d'ogni sorta di dolci, compresavi la zuccata: tutto pieno di eleganti carte e fettucce tricolori. Sabato, che gli si portò un tal regale, il Generale, gradendolo immensamente, disse che sarebbe stato più bella cosa mandar ciò all'ospedale; tuttavia espresse i suoi mille ringraziamenti e mandò ad avvisare le monache, che l'indomani alle ore dodici sarebbe andato a ringraziarle. Esse perciò sono in una grande confusione: pensare di mettere in ordine tutto il Monastero; preparare un magnifico dejeuner di gelati, caffè, cioccolatte, dolci d'ogni sorta, biscotti, ecc., ecc. Mandarono ad avvisare per domani un guardaporta della prima casa di Palermo onde si porti colà in grande uniforme. Stasera diranno l'ufficio invece di domani .
7 luglio sabato. Grande ansia in tutto il Monastero: si fanno tutte la comunione. E arrivato il guardaporta elegantemente vestito. Già i preti venuti per ricevere il Ditta­tore entrano.. Ma egli non si vede... È grande l'aspettativa... Finalmente alle ore 16 si sente una carrozza... Le monache ansanti sporgono hi testa dalle grade... Son pieni tutti i balconi e la strada di gente che acclama... È Lui !... Egli scende da carrozza e dà il Braccio ad una bellissima giovine (figlia di Dumas); *) lo seguono i suoi uffizialL Una ondata di popolo ingombra il parlatorio quando è respinta dal guardaporta che sulle spalle di qualcuno fa sentire il peso del sno enorme bastone. Si apre la porta e si presenta la badessa che lo invita ad entrare: Grazie, signora, le dice Garibaldi. Madama, dice poi dirigendosi alla giovine Madama, entrate. Poi ancora alla badessa: Ho voluto disse condurre una signora in un luogo- dove vi sono tante del suo sesso. Dentro, le monache lo aspettavano e, chiudendosi la porta dietro gli -n-ffinìalì, Garibaldi fu in Monastero. Ringraziò tutte le monache dicendo loro che aveva conservato il magnifico regalo fattogli e che lo metterebbe in tavola il giorno in cui inviterebbe l'ammiraglio inglese. Lo condussero al refettorio dove era preparato il buffet. Egli non prese che un poco di caffè, mezzo biscotto di quelli col cimino (seme d'anice) ed un cucchiaio di gelato, lodando molto i sorbettieri di Sicilia. Servi il caffè alla signora. Fece sedere le monache vicino a lui e le sorelle accanto al suo Stato Maggiore. Vedendo i preti dentro, domandò se vi fosse clausura ed avendogli risposto di si fece meraviglie come coloro fossero entrati. Alla risposta che ciò non era avvenuto se non per ricevere lui stesso, si mostrò più calmo, ma non persuaso; dicendo che potevano entrare con lui. Poi, vedendo il medico, disse: E questo pure ? - È il medico, signor Generale. Bene, bene. Aveva somma premura dovendo recarsi a bordo del vascello inglese e non potè cosi avere il tempo di girare tutto il
e vedendole portare alle case fortunate dei signori, non può stare nella pelle per la gran voglia di gustarle e concludo col più grande peccato che possa consigliare la gola: Si VAnticristo porta sti cassati - ju su. lu prima chi cci vaju appressa.
1) Onesto è quanto potè sapere la Beaumont e che forse credeva Garibaldi stesso. Trattavasi invece di un'amichetta del romanziere ed è quella appunto che il Bandi descrive, insieme con Dumas, ad uno colazione dove la poltronceUa piccina, leziosa e piena di gesti, vestita in abito maschile e precisamente da ammiraglio, si pose a sedere alla destra di Garibaldi come se non fosse suo fatto. Donde il commento di vero toscano: O per chi ci ho presi quel glorioso bue ? È vero che molte licenze si accordano ai poeti, ma questa cho si piglia adesso di mettere a tavola col generale e con noi quella minuscola figlia del peccato è tal licenza ohe non concederebbero mài né gli dei né gli nomini né le colonne.