Rassegna storica del Risorgimento

BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1942>   pagina <274>
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LIBRI E PERIODICI
GIUSEPPE GULINO, La Sicilia e Carlo di Borbone (1734-48); Palermo, edizioni La Gancia, 1940-XVin, in 80, pp. 96. L. 7,50.
Il periodo del regno di Carlo III di Borbone in Sicilia che va dal 1734 al 1748 è stato lumeggiato da Giuseppe Gulino, attraverso opportune ricerche nell'Archivio di Stato di Palermo che gli hanno potuto consentire di giudicare tale periodo come non privo di tentennamenti e incertezze e tentativi infruttuosi di ogni genere e di lamen­tare chete il sorgere di quell'età fu magnificata forse con entusiasmo eccedente (p. 74).
H Gulino non è un detrattore dell'opera di Carlo di Borbone come potrebbe sem­brare a prima vista a chi leggesse i surriferiti giudizi. Con temperato giudizio egli vuole invece ristabilire nel suo giusto valore la portata delle riforme e dei provvedimenti di Carlo di Borbone dal 1734 al 1748. Troppo è andato magnificato Carlo di Borbone come iniziatore dell'età del dispotismo illuminato e delle riforme rinnovataci ed una parola onesta oggi, anche sefondata su concreta documentazione, rischia di venire male accolta. Ma questo non è stato il timore deli'A. di questo saggio che ha voluto dice la sua parola di contributo con una serenità di giudizio che va segnalata.
Gli studiosi di questo periodo erano costretti ad attingere quasi esclusivamente all'opera dello Sciupa su II Regno di Carlo di Borbone (Napoli, 1904) oramai antiquata. Sulla scorta invece dei documenti esistenti presso l'Archivio di Stato di Palermo è stato possibile al Gufino giungere a nuove conclusioni. Solo si lamenta che il Gufino si sia limitato a pubblicare una breve silloge di documenti, laddove consigliabile sarebbe stata una più copiosa cernita degli stessi.
La Sicilia, nella prima metà del Settecento, aveva cambiato vari padroni. Dalle rapaci mani dei viceré spagnoli era passata a far parte dei domini di Vittorio Amedeo II. Il ricordo di questo sovrano e delle sue ottime intenzioni a favore dell'isola fermenterà nei. rappresentanti della Sicilia adunati solennemente il 13 aprile 1848 per decidere la decadenza della dinastia borbonica ed offrire la Corona del Regno di Sicilia a Ferdi­nando di Savoia. Ma intanto il generoso sovrano sabaudo non aveva potuto occuparsi che limitatamente dell'isola, si da lasciare un'orma poco profonda. La Sicilia col trat­tato dell'Aia del 1720 era passata all'Austria. Il 15 maggio 1734, rinunciando Filippo V ai suoi diritti sul reame di Napoli, Carlo di Borbone, di lui figlio, da Duca di Parma e di Piacenza diventava Re di Napoli. Dice il Gulino: Un insieme di fortunate vicende e l'opera assidua di aiuto, con cui si manifestava l'ambizione materna di Elisabetta Farnese, doveva condurre Carlo di Borbone a Napoli; più il caso che la di lui abilità personale e la volontà del popolo dovevano fare di Carlo di Borbone il primo re nel quale il popolo napoletano, in special modo, e il siciliano ravvisarono, dopo la domina­zione austriaca, il restauratore del regno indipendente del Meridione (p. 8).
Fu questo forse l'elemento che decise delle sorti di Carlo di Borbone: la simpatia che egli suscitava quale restauratore del Regno che aveva tradizioni che affondavano nell'antica gloriosa tradizione normanna. Aggiungasi a tutto ciò il valido appoggio delle armi spagnole, dacché Filippo V aveva pubblicamente rinunciato ai diritti suoi sul Regno, e si vedrà come relativamente facile fosse la missione affidata al Duca di Monte-mar di cacciare gli Austriaci dal Regno Vincitore a Bitonto e consolidata la posizione del nuovo re nel Mezzogiorno, il Montermar passava in Sicilia e il 2 settembre dello stesso anno 1734 entrava trionfalmente in Palermo. Resistenze austriache a Trapani non duravano che pochi giorni, e il castello capitolava (12 settembre).
Quale l'opera di Carlo di Borbone nei riguardi della Sicilia dal 1734 alla pace di Aquiagzana appare soprattutto dalla sua politica interna, da quella monetaria ed eco­nomica, dalla ecclesiastica e dall'estera. Nei riguardi della politica interna i provvedi­menti del re dovevano apparire più grandi di quello che non fossero a una popolazione