Rassegna storica del Risorgimento

BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1942>   pagina <275>
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Libri e periodici 275
abituata da secoli alla ignavia e alla voracità dei viceré Bpagnuolì. Cosi la fondazione dell'Albergo dei Poveri, per 3 quale non si lesinarono le spese, la costatazione della Giunta dei Contrabbandi, i provvedimenti di polizia contro la piaga del brigantaggio culminati con l'ordine della illuminazione notturna di Palermo, la difesa del frumento isolano e l'interessamento preso nei riguardi della pestilenza di Messina furono altret­tanti atti, che pur non esulando da una normale pratica di Governo, furono accolti con un particolare vivo senso di sollievo.
Mentre intanto, per Napoli l'arrivo di Carlo di Borbone poteva giustificare il giudizio del Croce di nna restituzione del Regno lo stesso non poteva dirsi per la Sicilia che rimaneva un Viceregno. L'autonomia dell'isola, tanto cara ai siciliani, che faranno la rivoluzione del 1820 per conseguirla, rimaneva in vigore formalmente. In realtà, salvo leggere varianti, la situazione politica della Sicilia non differiva da quella dell'epoca della dominazione spagnuola.
La politica ecclesiastica di Carlo di Borbone merita più largo cenno. Si sa come la Sicilia fosse stata ricevuta dai Normanni come investitura feudale dalla Santa Chiesa, con l'obbUgo di un tributo annuo. Carlo d'Angiò aveva aggiunto l'omaggio della chinea (cavallo bianco). Carlo di Borbone, conformemente a tutto l'indirizzo illuministico del suo Governo, volle limitare l'autorità e l'intervento pontifici nelle cose del Regno, nell'atto stesso in cui per ottenere l'investitura era costretto a pagare il tributo che da molto tempo la Chiesa non riceveva più, essendosi Alfonso d'Aragona e il figlio Ferdi-Dando rifiutati a tale prestazione, pur mantenendo l'omaggio della chinea. Però, mentre Carlo di Borbone provvedeva al pagamento del tributo, fedele alla consegna dei ramo d'ulivo che gli era stata additata dal Governo spagnuolo, non mancava d'altro canto di rafforzare l'autorità del Tribunale della Monarchia che con le sue molte prerogative e poteri molteplici limitava la libertà degli ecclesiastici che, possedendo dal canto loro un foro ecclesiastico, tendevano a sfuggire alla suddetta giurisdizione. Un significativo incidente, riferito e documentato dal Gufino, si ha nel fatto del chierico coniugato Bene­detto Scandurra di Trecastagne che per sostenere sue illegittime pretese non aveva temuto di porre le mani addosso al governatore del luogo: sintomo questo di una insof­ferenza di cui più valido esempio si sarebbe avuto con le minacele di scomunica, per confisca di rendite, pronunciate dallo arcivescovo di Palermo che era allora il Cinfuegos.
Anche nel campo della politica estera il primo periodo del regno di Carlo di Bor­bone lasciò qualche orma, come ad esempio nel trattato stretto con la Porta Ottomana e con quello firmato col Bey di Tripoli, tendenti soprattutto ambedue a. rendere più sicura hi navigazione delle navi napoletane. Ciò considerato si può ritenere che il periodo che.va sotto il nome di Bernardo Tanucci con le sue illuminate riforme dovesse apparire come già preparato ai napoletani e ai siciliani dal periodo che abbiamo qui osservato e che può, sotto vari sensi,' apparirne come la necessaria premessa, GAETANO FALZONE
FORTUNATO RIZZI, Alessandro Manzoni - Il Dolore e la Giustizia Milano, Bocca, 1939-XVH, in 16, pp. 291. L. 12.
Rileggendo e rimeditando l'intera opera del Manzoni e notando qua e là osser­vazioni e rilievi di critici acuti è parso all'A. che dall'arte e dal cuore del grande lom­bardo sgorghi come una fonte inesauribile di calma energia e di serenità sovrana; perciò il Rizzi lo addita come maestro e guida a quanti hanno sofferto e a quanti si sono chiesti il perchè del male e delle angoscio umane e hanno talvolta disperato in un mondo che ha spesso sembianza di un groviglio di prepotenze e di soprusi.
Libro del conforto, dunque, come avrebbe voluto intitolarlo l'A., e di edificazione spirituale; ma che sarà anche accolto con interesse dagli studiosi* perchè condotto con scrupolosa severità d'indagine e suffragato da una conoscenza sicura della più recente, vastissima, letteratura manzoniana.