Rassegna storica del Risorgimento
BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
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1942
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Libri e periodici
La prima parte del nutrito volume è dedicata all'esame delle qualità dello spirito del Manzoni, di cui la preminente, forse, che in un maestro appare pregio altissim o e virtù indispensabile, fa il dominio di sé; qualità che non toglie la serenità del senti mento ma lo modera, non sminuisce i suoi diritti alla ragione ma la sorveglia, non la impaccia ma la sorregge e la rassicura. Perciò egli potè serbare sempre una perfetta temperanza di pensieri, di giudizi, di atti, tanto più ammirabile quando si consideri che essa non gli venne né da natura né da fortuna, ma fa frutto di una somma di fatiche e di stenti e di una assidua vigilanza interiore. E grande come egli fu non dimenticò mai di essere uomo; di umanità permeò sempre il pensiero, il ragionamento filosofico, la poesia. Profondamente religioso e credente, non trasfigurò con virtù mistica la vita e la storia; l'una e l'altra rimangono nella sua opera quali sono nella loro concreta mutabile realtà. Il misticismo, inteso nel senso piò comune della parola, cioè di astrazione dalla realtà per virtù, della fede, non era affatto nel suo temperamento: poeta altissimo e sommo creatore, fa però abbarbicato alla vita com'essa ai presenta agli occhi degli umani. Nel campo delle sue osservazioni rientrò non solo il bene ma anche il male, e dal bene e dal male sali a Dio attraverso la speranza e la espiazione. Realismo illuminato, sano, quadrato, che non è schiavo della realtà perchè la giudica e la trascende, ma nello stesso tempo non la perde mai di vista, anzi vi pianta su i piedi, fermamente. Tale senso realistico profondo e costante, alieno da ogni generico teorizzare, non fu che una delle forme in cui si rivelò una delle qualità fondamentali dell'esser suo, cioè l'appassionato e a un tempo spregiudicato amore del vero, a cui si aggiunse, per dote naturale, una meravigliosa acutezza di mente e una attitudine singolare al ragionamento; alla stessa fede egli aspirò e giunse soprattutto per un nobile e virile bisogno intellettuale. Ad un uomo così profondamente conscio e padrone di sé, cosi libero e indipendente negli apprezzamenti, e fiero pur nell'urbanità del tratto e del dire, fa, come ognuno sa, mossa accusa di debolezza e d'inerzia, di aver insegnato con i suoi principi e con i suoi scritti la pavida rassegnazione e l'acquiescenza alle sopraffazioni e alle ribalderie. Eppure basta guardare con animo attento nelle sue opere per vedere e sentire, attuati nell'arte e nella creazione dei personaggi, concetti di vigorosa energia o, comunque, di attività doverosa. La rassegnazione ch'egli predica non è passività e fatalismo, è quella predicata dal Cardinale e riassunta dal sarto del villaggio: far quel che si può, industriarsi, aiutarsi e poi essere contenti : è quella che il poeta della Pentecoste vede attuata nella Chiesa soffri, combatti e preghi ; è quella operosa di fra Cristoforo, che perdona l'oppressore delle sue vittime, anzi fa ch'esse preghino per lui, ma nello stesso tempo provvede alla salvezza delle donne e di Renzo. Non bisogna confondere, come spesso fanno i torbidi di mente e di cuore, la rinunzia passiva con quella che è invece pazienza necessaria, che impedisce di sconfinare nell'ingiusto ma dall'altro lato salva gli uomini dallo sconforto e dalla dispe-razione. Padre Cristoforo che predica remissività davanti ai potenti, come già fa accortamente notato, sa poi affrontare il lupo nella sua tana, e se china il capo e se ne parte silenzioso per Ri mini, sa ritornare poi alla sua battaglia per morire eroicamente al lazzaretto. E nell'amore appassionato del vero il Manzoni congiunse armonicamente la fede in Dio e la devozione alla Patria. Il dovere di difendere il suolo natilo e di renderlo libero discendeva per lui dai suoi stessi profondi principi religiosi: Dio vuole la libertà dell'individuo e della nazione; chi l'opprime è dunque contro Dio, chi la difende è con Dio; e per questo salutò il Risorgimento, oltreché con il giubilo del patriota, con l'intima gioia del credente* che vedeva rivendicati, nel suo stesso popolo, secondo i dettami divini, i diritti concalcati dalla giustizia.
Per questo il Manzoni apparo ben degno oll'A. di essere maestro anche della nostra età dinamica, irrequieta e convulsa: perchè tutta la sua opera concepì come una grande missione morale, come un sublime magistero. Un'aura di serenità confor-tatrice spira dalle pagine di questo artista incomparabile, nelle quali però hanno tanta parte il male e il dolore. Ma è appunto (come saggiamente dimostra l'A., nella seconda