Rassegna storica del Risorgimento
BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno
<
1942
>
pagina
<
277
>
Libri e periodici
277
parte del suo lavoro), la rappresentazione ch'egli fa delle convulse vicende della vita che rendono il suo romanzo in ispecial modo una consolazione per i lettori, e danno (ripetiamo la bella frase del Tommaseo) 1* impressione della luce chiara a chi abbia errato nel buio. Nonostante il fondo pessimistico, l'opera è animata da uno spirito ai intima letizia, perchè il dolore vi è concepito come correzione, come purificazione, come ascensione, come prova. C'è una luce spirituale nel dolore che ne illumina la natura e i limiti, la ragione, gli effetti; e la quiete si trova propriamente in questa logicità intima del dolore, per cui, superati i primi inevitabili momenti di turbamento, ognuno vi può scoprire, a mente più calma, ordine, sapienza, misura. II Manzoni crede in Dio e in una vita futura pienamente e profondamente, e nella soluzione del problema del dolore quella credenza ha naturalmente per lui la massima parte; ma la soluzione può valere anche per l'incredulo, purché senta (e come può non sentire ?) che l'uomo è qualcosa prò. del bruto, che ha ima coscienza ed una ragione e ha una misteriosa innata tendenza all'eterno e all' infinito. I mali della vita terrena ci fanno levare il capo come ad un richiamo di speranza, ci fanno sentire che oltre la vita e la morte c'è la possibilità di salvezza, c'inducono a credere che la prova dolorosa ci può preparare una gioia più raccolta e serena. Il sugo di tutto il racconto, che il dolore è ineluttabile ma la fiducia in Dio lo raddolcisce, è l'attuazione, nella rappresentazione della vita, di ciò che il Manzoni intimamente credeva e pensava: e È una prova, figlinoli - dice ai suoi poveri protetti fra Cristoforo sopportatela con pazienza, con fiducia, senza odio e siate sicuri che verrà un tempo in cui vi troverete contenti di ciò che accade. Questo concetto (che il Manzoni ha attinto, oltre che dalle sue meditazioni, dall'essenza della dottrina cristiana, dal Libro di Giobbe* e dalla Teodicea del Rosmini) si afferma sin dalle prime pagine, si insinua nelle sue vicende complesse, esce inaspettatamente e logicamente da mille armonie e da mille contrasti, è il fondamento, il coronamento di tutta la mirabile costruzione.
Il problema del dolore contiene implicitamente il problema della giustizia. Il pianto dei buoni che soffrono triste realtà innegabile potrebbe condurre alla più tetra ombra di disperato pessimismo, se non fosse consolato dalla certezza di un guiderdone morale alle proprie pene. Questa ricerca e questo senso di una giustizia più intima e più alta di quella che possono concedere le leggi del mondo è uno dei motivi principali di tutte le opere del Manzoni, e su di esso si intrattiene a lungo l'A. nell'ultima parte del suo studio.
La giustizia (come egli dimostra) non fu intesa dal Manzoni in senso astratto e teorico, ma come forza vivente che si manifesta ora pietosa ora terribile, che è così facile e naturale quando si tratta di chiederla ma cosi difficile e combattuta quando si tratta di renderla, ma che, pure, è il segno irraggiungibile dell'anelante desiderio di tutta l'umanità, la quale rivela in quest'ansia incessante l'eccellenza della sua natura: giustizia che si attua spesso, volenti o nolenti gli uomini, anche sulla terra, purché si sappia vederla e l'interesse personale non ci offuschi gli occhi e il giudizio. E il Manzoni la vede attuarsi anche nei grandi avvenimenti; Napoleone si spegne in sì breve sponda dopo aver folgorato dall'uno all'altro mare; il popolo italiano si dilania in lotte politiche ma discende in Italia lo straniero e approfitta a suo vantaggio delle nostre discordie; lo poste, che opera come una scopa, toglie di mezzo Don Rodrigo, il conte Attilio, il Griso, e non perdona né al Conte né a donna Prassede, ma lascia in vita Ronzo, Lucia, Agnese. Ma questo potrebbe parere semplice determinismo se il mondo manzoniano non fosse illuminato da una grande luce che irradia dall'alto, sapiente e benefico: la luco della Provvidenza. In mezzo all'aggrovigliarsi degli eventi umani essa si manifesta, vigile e costante, come una legge indefettibile e superiore che agisce lentamente, ma sicuramente, attraverso i secoli. Segnatamente per ciò la lettura dei Promessi Sposi, ove il fondo di ogni azione, o nascosta o palese, è il cozzo dell'iniquità contro la giustizia, ci lascia pur sempre nell'animo una fiducia viva in una giustizia immancabile, immanente