Rassegna storica del Risorgimento

BEAUMONT (DI) GIULIA ; 1860 ; PALERMO ; MILLE (SPEDIZIONE DEI)
anno <1942>   pagina <303>
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Vita dell'Istituto
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Pertanto quest'anno riprenderemo le trattative con il Fiduciario e gli insegnanti elementari, onde assicurare all'Istituto almeno cento nuovi soci, scelti nella massa *degli insegnanti elementari. Il Quadrumviro de Vecchi appoggia questa iniziativa riducendo per i maestri l'iscrizione da L. 25 a L. 15. Un'opportuna propaganda sarà svolta nelle scuole allo scopo di raccogliere iscrizioni tra gli studenti. In proposito conto sulla collaborazione del Provveditore* dei Prèsidi, ecc. Mi auguro pure che i Magnifici Rettori della Regia Università e della Università Cattolica vorranno anche per quest'anno mantenere inalterato il numero degli studenti iscritti d'ufficio. È neces­sario che la gioventù, la quale sta vivendo ore di gloria, non dimentichi quanto fu fatto in passato per l'unione e l'indipendenza della Patria. Il Risorgimento non è morto, ma risplende tuttora di fulgida luce, poiché come più vòlte ha affermato lo stesso Dnce, il Risorgimento è il presupposto del Fascismo e quindi la base dell'attuale grandezza. Svolgeremo anche un'azione presso le società e banche allo scopo di associarle come vitalizie. Sarò lieto se i membri della Consulta vorranno di volta in volta suggerirmi nuove forme di propaganda. Anche quest'anno terremo il solito ciclo di lezioni. Il tema generale del corso, che questa Presidenza avrebbe scelto e che sottoporrà al giudizio dell'Eccelleuza de Vecchi di Val Cismon, è il seguente: Il valore italiano nelle guerre d'indipendenza. Il Corso potrebbe comprendere sette lezioni: 1) Casa Savoia;2)1 Carabinieri; 3) La Fanteria; 4) La Cavalleria; 5) L'Artiglieria; 6) La Marina; 7) I volontari. Dopo discussione, tutti si trovano d'accordo. Successivamente il senatore De Capitani dà la parola al rag. Bellasio, il quale riferisce sul sopraluogo eseguito nello scorso mese a Desenzano.
In seguito dà di nuovo la parola al rag. Bellasio, amministratore del Comitato, il quale fa presente che per pagare il residuo della spesa per il Museo di Solferino e San Martino occorrono circa L. 20.000 ed altrettante per i nuovi lavori necessari per la manutenzione degli stabili.
Il Presidente conferma che la Cassa di Risparmio stanzicrà d'urgenza un nuovo sussidio di L. 20.000 e per il restante fabbisogno prega il prof. Monti di predisporre lettere di richiesta di contributi per il Preside della provincia di Milano e per quelle di Padova, Brescia, Mantova, che sono interessate al Museo. Prega inoltre i presenti di svolgere opera personale presso enti e privati.
Esaurito l'ordine del giorno, la seduta, aperta alle ore 17, viene tolta alle 18,10.
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PALERMO. Nella ricorrenza del primo annuale della morto di Francesco Guar-dione, l'illustre estinto è stato commemorato da Federico De Maria nella Sala Di Maggio della R. Deputazione di Storia Patria per la Sicilia Occidentale il 18 giugno 1941, presenti tutte le locali Autorità e un folto numero di studiosi ed estimatori.
Francesco Gnardione, nato a Messina il 4 maggio 1847 e morto in Palermo il 18 giugno 1940, aveva iniziato, e compito gli studi giuridici a Napoli sotto la vigile cura di Enrico Pessina. Dovette però a Francesco De Sanctis e a Francesco dall'Ongaro la passione che, negli anni della maturità, doveva condurlo a illustrare con cuore di italiano la Sicilia, schiacciata dal dominio borbonico, e a glorificarne gli uomini prò rappresentativi: dai poeti Giuseppe Macherione a Giuseppina Turrisi Colonna, dallo eroe Rosalino Pilo ad Antonio Lanzetta e Rosa Donato.
Nato mentre nella sua città si preparavano le barricate del 1 settembre 1847, egli tenne sempre fede agli ideali che la Rivoluzione aveva affermati, ed ebbe la ventura di conoscere e familiarizzare con molti dei protagonistipiù grandi di quelle gloriose giornate.
Una delle sue più belle pagine giovanili della SUA lunga e laboriosa vita è la com­mossa orazióne in memoria di Francesco Nullo, caduto il 5 maggio 1863 per l'indipen­denza del popolo polacco. Ma già si era fatto conoscere per un saggio scritto nel 1861 con ardesti accenti in difesa e a glorificazione di Ugo Foscolo.