Rassegna storica del Risorgimento

GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI ; GRASSI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <318>
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Guido Busiico
comprendeva il Re di Napoli il giuoco delle due potenze che miravano soltanto a liberarsi di lui.
Mentre molti generali contribuivano a nutrire le illusioni del Murat, il Rossetti non era di questo parere e i rapporti ricevuti dalle più impor­tanti, città italiane gli provavano come il Murat era ben lungi dall'avere l'influenza e le simpatie su cui contava.
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Dopo il 1814 i rapidi mutamenti del Governo sia nel Piemonte sia nella Lombardia, avevano cambiato le condizioni di molti funzionari e distrutte molte speranze e avevano gettato nella miseria buon numero di individui che dopo la Rivoluzione francese ne avevano adottato i principi. Fra i moltissimi anche Giuseppe Grassi ebbe a subire le con­seguenze delle mutazioni politiche, tanto che capo di divisione alla Prefettura di Torino sotto Alessandro de Lameth, perdette la carica verso la fine del 1814.
Nato nei 1774, il Grassi nel 1814 compivai quarant'anni; a ventidue anni già aveva riscosso applausi per la recita de1 suoi versi in una pubblica seduta all'Università di Torino e ancora per alcuni suoi ten­tativi drammatici; scrittore purgato seppure non sempre piano, anzi esagerato il più delle volte nello stile.
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Togliamo dal manoscritto del Rossetti il seguente dialogo tenuto 1*11 marzo 1815 a Napoli fra il Re e il Rossetti, il anale si mostrava risolutamente contrario alla politica di guerra del Murat.
Re Gioacchino aveva fatto chiamare il Rossetti che trovò il Re con nelle mani un suo rapporto trasmessogli il giorno innanzi.
Il Re Ebbene? io non sapevo che voi foste in corrispondenza regolare con molti
Italiani.
Rossetti Questa'corrispondenza è stata avviata da me solo col desiderio di illu­minare V. M. ed ancora dovetti approfittare dell'appoggio del generale Lechi al quale, voi Io avrete notato, molte lettere sono state indirizzate.
Il Re Vi ringrazio del vostro interessamento, ma io non vi posso tenere vera­mente Io stesso linguaggio, per l'opinione che voi avete del mio esercito. Come?... a sentir voi esso non sarebbe che una banda di avventurieri e di faziosi... E perchè e quali fatti vi possono autorizzare ad un giudizio cosi ingiusto e cosi disonorante? Avete forse voi dimenticato, signor generale, che tutti gli ufficiali generali, sotto gli ordini de* quali voi avete servito in Spagna, mi hanno fatto degli elogi? Questi elogi non possono essere il risultato di adulazione, ma la semplice espressione della verità.