Rassegna storica del Risorgimento
GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI ; GRASSI GIUSEPPE
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1942
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Guido Rustico
stupore che il silenzio assoluto del Grassi aveva prodotto, oltre che sopra di lui, anche sul Maghclla: entrambi facevano mille congetture, pensavano a mille catastrofi, mentre gli avvenimenti incalzavano da ogni parte. Non c'era più, scrive il Rossetti, che sottomettersi ai decreti della Provvidenza e allora prese la risoluzione: a mezzogiorno del 20 marzo si recò dal Re per annunziargli che sarebbe partito da Napoli il domani per andare a stabilire il suo quartier generale a Porto di Fermo, dove giunse il 27. Fu giocoforza al Rossetti, che aveva chiesto al Murat di essere esonerato dal comando della cavalleria non volendo combattere né contro Italiani né contro Francesi, dopo il silenzio del Grassi, di assumere il comando e di partire per la guerra: ognuno sa la fine disgraziata di essa. Il Rossetti ne prevedeva la disfatta.
Il silenzio del Grassi fu un vero tradimento; il Rossetti ebbe modo di rinfacciarglielo in una sua lettera dopo la fine tragica del Murat a Pizzo di Calabria. A quanto sembra, più innanzi, dopo l'infelice campagna murattiana, il Grassi scrisse più volte al Rossetti: dai documenti che finora si conoscono si sa solo di una lettera scritta dal Grassi al Rossetti a Parigi dove questi si era stabilito dopo il 1815 in cui si lamenta che gli era giunto all'orecchio che a Torino circolava una lettera di lui che conteneva apprezzamenti non a lui favorevoli.
Ecco la lettera del Grassi come ci è conservata nelle Memorie del Rossetti sotto la data del 19 agosto 1816:
Finché ho avuto la speranza di vederti a Torino e di potermi intrattenere con te un istante, non ò creduto di doverti scrivere, tanto più che dimostravi, da tanto tempo, un silenzio ingiusto a mio riguardo; ora che ò acquisito la certezza della tua dimora a Parigi, prendo la penna per confidare a questa lettera una spiegazione che sarebbe stata meglio e più prontamente terminata a viva voce: Non giungo punto qui per reclamare una vecchia amicizia di quindici anni; essa è stata rotta per un fatto troppo delicato. Il solo sospetto colpisce questo sentimento sacro. Reclamo solamente ciò che un uomo d'onore a il diritto di esigere da un altro: una spiegazione. Si cita, costì, una lettera tua nella quale ti lamenti di me. Ne ò fatto delle ricerche: nessuno à potuto o non à voluto comunicarmela: tuttavia la si cita. Ne 5 interrogato tuo padre: mi à detto che personalmente non à ricevuto nulla. E su questa lettera, di cui tutto lascia credere resistenza, che desidero intrattenermi con altrettanta franchezza quanto tu mi conosci o mi conoscerai.
Quali sono questi motivi di lamentela da parte tua?
In che cosa d io mancato? Hai tu potuto credere, tu che conosci così bene i nostri cari connazionali, e la nostra città, alle cattiverie delle quali ci ai compiace qui senza motivo e senza scopo? Questo mi stupisce,
Come ho potuto credere a un amico che mi ha conosciuto in tutte le circostanze, che mi ha visto fino a trentacinque anni compiere scrupolosamente i miei doveri di figlio e di amico, che un momento solo potesse farne uno scellerato? Si, uno scellerato; poiché se ti avessi dato un solo motivo di lagnanze a partire dal giorno in cui ci siamo