Rassegna storica del Risorgimento

GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI ; GRASSI GIUSEPPE
anno <1942>   pagina <323>
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Giuseppe Grassi (storiografo di Gioacchino Murai 323
lasciati, sarei l'ultimo dogli uomini; ma non è così. Io ho, non solo nella mia coscienza (essa non basterebbe più in questa discussione), ma in tutte le mie pratiche quanto occorre per fornire tutte le prove più convincenti, che è tutto falso ciò che ha potato essere immaginato contro di me. E vero che ho dato motivo ai commenti sospettosi dei nostri connazionali separandomi da tutti e rifiutando a tatti qualsiasi informazione; questo è stato sufficiente per mettere in gioco tutti gli animi i quali essendo inclini all' onestà, hanno propalato tutte le possibili versioni sol mio conto Li ho disprezzati: pensavo sempre a te e dicevo a me stesso: egli verrà, e noi rideremo tanto alle spese dei cattivi. La mia posizione era molto delicata e la esamino qui. Rimpiango meno lo stato di angoscia in coi mi trovavo e la perdita di ogni cosa mia personale che ti avevo lasciato, che non la tua amicizia. Alcuni amici franchi e leali come Bcrtini, Valpcrga, mi hanno chiesto delle spiegazioni. Era naturale che io le dessi. Ma un istante è bastato per farli cadere dalle nuvole e riconoscere la falsità delle fiabe inventate sul mio conto. La verità delle mie asserzioni è cosi evidente che non mi rifinto per niente di dimostrarla a chiun­que. Non parlerò poi dei Rignons: il colpo è partito da essi. Hanno una tale dose di scioc­chezza che hanno creduto a tatto. Stavo per perdere ciò che avevo di più caro al mondo, quando questa orribile persecuzione si è sollevata. Non potevo badarci, essa si è accre­sciuta rapidamente e per colmo di sventura è te che si cita quando la si vuole puntellare con un pretesto- onesto: ripeto dunque qui che smentisco formalmente tatto ciò che ha potato essere portato alle tue orecchie sul mio conto; mi offro pronto a entrare con te, con tuo padre e con qualunque altra persona che goda della tua fiducia, nei più minuti parti­colari e impegno il mio onore che queste spiegazioni ti faranno arrossire per aver potuto credere un solo istante alle indegne menzogne che hanno potuto essere divulgate.
Già me n'ero accorto dopo l'arrivo di Cast1) che nel suo carattere arruffone, cercava di confonderci perchè il linguaggio che teneva con me parlando di te, era completamente, enigmatico e singolare. Non gliene feci caso, poiché conosco l'uomo ed è conosciuto.
Suo fratello, al quale ho parlato, mi ha detto che era lui l'autore di tutte queste calunnie e io lo credo.
Ciò nonostante ci vedevamo molto sovente e mi disse molte belle cose. Ecco Torino in miniatura. Ma tu, tu, mio amico da tanto tempo, tu che conosci più di qualun­que altro il mio carattere i cui difetti stessi avrebbero impedito una bassezza od una cattiva azione, come hai tu potuto cadere nella trappola dinnanzi a quelle calunnie?
Appena giunto a Torino, la mia prima cura è stata di vedere tua madre e la conso­lavo della tua assenza. Non è trascorsa una settimana senza che io la vedessi... e avrei po­tuto in questi stessi istanti rendermi indegno di te? Bisognerebbe, mio caro Rossetti, essere ben famigli arizza ti col delitto, per fare una simile azione. Vedi bene che non parlo qui che di osservazioni generali che avresti potuto fare prima di fondare il tuo giudizio.
Mi rimane di dare delle prove di convincimento molto chiare, e le riserbo per tatti coloro che verranno a chiedermele da parte tua.
Del resto ho con questa mia rassicurata la mia coscienza e il mio cuore. Esso avrebbe bisogno di uno sfogo. Ho fatto una pratica che l'onore esigeva, e mi credo suf­ficientemente giustificato con questa sola pratica. Se non si trattasse di un'amicizia come quella che è esistita fra noi, puoi benissimo star sicuro che la più solenne smentita seguirebbe il più piccolo discorso che si tenesse su questo.
Ma la mia anima si spezza quando penso che cosi lontano, così intimamente legato, così sicuro di me tu abbia potato dubitare della mia condotta.
i) Certo Castiglione che a Parigi aveva avvicinato il Rossetti.