Rassegna storica del Risorgimento
GIOACCHINO MURAT RE DI NAPOLI ; GRASSI GIUSEPPE
anno
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1942
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pagina
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324
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324 Guiào Bustico
Addio caro Rossetti, possa questa lèttera, clic mi costa tanta pena, avere un po' di peso sul tuo cuore e portarlo almeno a quel modo di giudicare che avevi adottato perfino per le persone indifferenti, e che consisteva nel chiedere dei fatti, prima di tutto. Addio.
E il 10 settembre il Rossetti rispondeva in questi termini al Grassi:
Ho ricevuta la vostra lettera del 19 agosto. Dieci volte ho cominciata la lettera e dieci volte la penna è caduta dalle mie mani. Vi sono argomenti sui quali sentiamo che bisogna tirare un velo: metterli in discussione, approfondirli è come colpire i nostri più cari affetti, è come aprire piaghe che sanguinano ancora e che non guariranno giammai. Tuttavia voi esigete una spiegazione sulla nostra amicizia, sulla vostra condotta; ebbene, voi l'avrete, qualunque cosa mi debba costare, la devo a voi, la. devo a me stesso.
Voi mi dite che si parla di una lettera nella quale mi lamento di voi: voi aggiungete che tutto vi porta a credere all'esistenza di questa lettera: ebbene, Signore, vi posso assicurare che pensate male e che io sfido chiunque a mostrarvi una mia lettera in cui mi lamento di voi. E a voi solo che io rivolgo le mie lagnanze, poiché voi lo esigete, perchè senza la vostra pressante sollecitazione, io avrei continuato a tacere.
Vi ricordate i colloqui ch'io ebbi con voi nella notte della vostra partenza da Napoli e le istruzioni segrete che io vi avevo dato alle quali voi prometteste di comportarvi religiosamente? esse erano per verità, se non opposte, almeno poste in direzione diversa, da quelle ch'io vi avevo comunicato ufficialmente, ma io vi avevo fatto conoscere le circostanze, e voi siete dotato di sufficiente penetrazione per capire che in quei giorni, per una incomprensibile fatalità, tutti si ostinavano a veder rose dappertutto, mentre io volendo far svanire questa illusione, volevo far toccare con mano che di rose non se ne incontrano in nessun luogo, e vipere dappertutto.
Ebbene: che cosa avete voi fatto per assecondare i miei progetti? Non dovevate scrivermi ogni giorno? Dopo il 13 marzo, data della vostra partenza, fino ai primi giorni di aprile, quando le comunicazioni vennero sospese, mi avete voi scritta una riga sola? Avete voi veduto il nostro Consiglio a Roma? Mi avete voi istruito del giusto orrore che il nome solo di napoletano ispirava ai romani e ai toscani? Vi siete voi preoccupato di conoscere l'effetto che le nostre insolenti minacce avevano prodotto in Roma? del partito che si andava formando (e che non era ignorato neppure dall'ultimo de' Ciceroni): in una parola avete voi pensato un istante all'oggetto della vostra missione?
Voi avete viaggiato, ecco tutto; voi avete per un'imperdonabile colpa distrutti tutti i miei progetti, paralizzate le mie speranze, mi avete impedito di fare del bene o almeno di tentarlo. Comprenderete un giorno con dolore e in modo da non sollevar dubbio, come una vostra lettera, nel senso in cui eravamo convenuti, avrebbe forse risparmiato molte sciagure: ma voi non scriveste mai; ecco perchè siete colpevole. Nulla potete addurre a vostra giustificazione. Si tratta di fatti e i fatti non si distruggono con le parole.
Voi siete ugualmente in errore allorché supponete che Castiglione e M. Rignon tì abbiano offuscato il mio animo: il contenuto della presente vi proverà che voi non avete avuto altri accusatori dopo di me che la vostra condotta; vi posso assicurare quando volete che non mai si fece il vostro nome fra Castiglione e me e che senza cercare di indagare i motivi che hanno potuto portare a tenere sul mio conto un linguaggio tuli* affatto singolare ed enigmatico, Come voi mi fate rilevare, io me ne infischio, perchè
I) Forse Jean Francois Rignon che nel 1805 era presidente interinale dell'Assemblea del Cantone del Moncenisio.