Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
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1942
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Romolo Qttazza
e giunto nella nuova sede verso la metà di febbraio, il conte di San Marzano inviò, il 10 dello stesso mese, notizia delle circostanze cne avevano aecompagnato lo storico avvenimento e delle ragioni che lo avevano provocato. La Costituzione egli scriveva doveva ritenersi in certo modo il complemento atteso dopo le varie riforme amministrative e giudiziarie accordate dal Sovrano a partire dal mese di ottobre. La recente legge sulla stampa e quella riguardante la formazione dei consigli comunali e provinciali su basi larghe e liberali dovevano avere per conseguenza la libertà della stampa e la istituzione di un corpo legislativo, che avrebbe completato Finterò sistema rappresentativo. Ma questa conseguenza, che era da prevedere per un tempo più o meno lontano, non pareva ancora dover essere e non sarebbe effettivamente stata il risultato immediato del movimento italiano senza la brusca soluzione che la questione aveva avuto in seguito agli avvenimenti di Napoli. A questa dichiarazione esplicita il Ministro degli esteri sabaudo aggiungeva la riflessione che il Sovrano napoletano non aveva compresa la gravità delle circostanze ed aveva creduto che fosse nello interesse del Regno opporre resistenza. Non aveva però calcolato le probabilità di riuscita, le quali davano un bilancio particolarmente sfavorevole per lui in quanto non aveva solo da lottare contro il principio riformatore, ma si trovava in presenza di un malcontento generale causato, di qua dal faro, dalla pessima amministrazione e in Sicilia dall'insofferenza del giogo napoletano. Da queste considerazioni il San Marzano traeva la conclusione: Gette resistance inconsidérée a amene le Roi à l'octroi d'une Constitution, dont malheureusement l'inaugu-ration a été précédée de scènes sanglantes et qui, étant le résultat de la
Appena conosciutosi dal pubblico questo importantissimo provvedimento, il popolo, il quale rimase però sempre in perfetta tranquillità, affollatosi nei vari siti dove era quello affisso, si mise a gridare Evviva il Re, Evviva lo Statuto. Alla sera una immensa riunione di cittadini con bandiere nazionali e con fiaccole percorse le contrade principali della città, ripetendo quelle acclamazioni Evviva il Re, Evviva lo Statuto. E si fermarono dapprima avanti il Reale Palazzo, quindi innanzi a quello di città, ed in ultimo a quello del Nunzio, innalzando sempre cotali voci, e quindi aggiungendo Evviva Pio IX. Dal balcone del palazzo di città vati decurioni salutarono con vari evviva, facendo sventolar bandiere nazionali: il Nunzio s'affacciò parimenti sul bai conc, ringraziando. Queste sono le notizie che mi limito per ora a parteciparle su questa epoca di tanto momento, principio di un'era novella che si apre per questi popoli, alla cui felicità l'Augusto e magnanimo sovrano consacrò mai sempre "le sue paterne e vivissime sollecitudini. Sedo cifc.
Per le manifestazioni di entusiasmo a Roma, a Bologna, a Firenze, ecc., vedi un riassunto in G. SFORZA, op. di., p. 501 e sgg. Per Roma, vedi: LEO WOLLEMBORG, LO Statuto Pontificio nel quadro costituzionale del 1848, in Rassegna Storica del Risorgimento, a. XXII, voi. H, fase. IV (X), ottobre I935-X1Y, p, 552 e sgg.