Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1942>   pagina <338>
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Romolo Quazza
e pronte le bandiere, lo coccarde, le trombe ed i tromboni ed altre chias­sosissime suppellettili, onde la circostanza fu immensamente applau­dita e festeggiata: per cui convenne aggradire e compire come meglio si potè. I membri del Ministero napoletano presero parte ai festeg­giamenti, non tutti però partecipando in ugual misura al tripudio. Il gabinetto, infatti, era lontano dall'essere omogeneo; e gli uomini che ne facevano parte, se erano stati concordi nel giudicare necessario mutare 1 antico sistema di governo, di modo che erano contemporanea­mente giunti alla direzione delle faccende pubbliche, divergevano invece intorno all'indirizzo da adottarsi. Il Duca di Serracapriola, di scuola filippino, vuole la moderazione, la quiete, la pazienza e, per quanto è combinabile, il felicissimo statu-quo, mentre il signor Bozzelli, Ministro dell'interno, vuole prima di tutto il compimento dell'opera, la quale ancor esige molta energia e richiede che ancora si mantenga nel popolo e nei spiriti quel fermento, quel bollore, cui sin qui si è dovuto ogni cosa.
A giudizio del conte di Collobiano, il maggior numero dei ministri era concorde col duca di Serracapriola, ma e quantunque in minorità erano gli opponenti e più operosi e infinitamente più clamorosi e più insistenti. Cosi, mentre questi ultimi avevano strepitosamente accia" mato al suo arrivo il rappresentante di Carlo Alberto, gli altri gli dicevano in tono flebile: già si stava per finire il trambusto, quando la vostra apparizione lo riaccende di bel nuovo, ci mette, come vedete, sossopra tutto. Indipendentemente dalle conseguenze, che le disar­monie del Gabinetto napoletano e la poca o niuna confidenza... nel carattere del Sovrano l) potevano avere per lo sviluppo costituzio­nale della vita dello Stato, era la situazione sicula, che con la sua gra­vità paralizzava per il momento ogni cosa. La condizione sine qua non per l'adesione del Governo provvisorio ad un assestamento qualunque
0 Contemporanei e studiosi posteriori si domandarono con che animo Ferdi­nando II concedesse la Costituzione. I giudizi si potrebbero classificare in tre grappi: alleili di coloro che lo conobbero da vicino e lo ritennero volta a volta sincero nelle sue risoluzioni contradditorie (vedi TERESA FIIÌANGIEIU Freserà RAVASCHXEHI, II generale Cario Filangieri, Milano, 1902, p. 168); quelli che lo considerarono fin dal primo momento in mola fede, come la maggior parte dei patrioti contemporanei (vedi SFORZA, op. ciu, p. 504 e sgg.) e quelli di coloro che lo ritennero aincero a ragione veduta, come GIUSEPPE PALADINO nei suoi numerosi studi, tra cui citiamo: La Rivoluzione napoletana nel 1848, Milano, Vali ardi, 1914; 12 quindici maggio del 1848 in Napoli, MilanoRoma-Napoli, Àlbrighi e Segati, 1920; Il Governo napoletano e la guerra del 1848, Milano-Roma-Kapoli, Àlbrighi, Segati, 1921, con una introduzione di E, ROTA {L'antagonismo politico fra Torino e Napoli durante la guerra del 1848) di carattere polemicoricostruttivo.